Economia

Così il governo ci porterà fuori dall’euro

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Lucrezia Reichlin sul Corriere della Sera disegna la traiettoria politica del governo Lega-M5S a partire dal DEF presentato un paio di giorni fa. L’economista spiega che la strategia sembra essere ormai perfettamente delineata:

Poiché immagino che i membri più avveduti della coalizione sappiano che è molto improbabile che una manovra così sbilanciata sulla spesa corrente sia adeguata a risolvere i problemi di crescita strutturale dell’Italia e che quindi anch’essi si aspettino che i miracoli preannunciati sul Pil non si vedranno, la strategia del governo mi sembra non sia in realtà quella di fare la rivoluzione, ma al contrario soltanto quella di prendere tempo.

Tempo necessario a consolidare consensi in vista delle elezioni europee e dei prossimi appuntamenti elettorali mentre si rende l’economia italiana progressivamente meno dipendente dagli investitori esteri. Questo comporterà misure che creino incentivi ai cittadini a comprare titoli di Stato,
pressioni affinché le banche facciano altrettanto e rinunciando quindi a quei vantaggi di diversificazione dovuti all’integrazione finanziaria che sono una delle motivazioni fondamentali del mercato unico.

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Il sondaggio di Ipsos sugli italiani e l’uscita dall’euro (Corriere della Sera, 4 giugno 2018)

Si potrebbe addirittura sostenere che una nuova regola per la comunità europea dovrebbe essere quella di dare completa libertà ai governi nazionali per le politiche di bilancio, se queste non comportano pericoli per gli altri e sono quindi finanziate interamente contraendo debito con i propri cittadini. Questo potrebbe proprio essere l’inizio dell’Europa a due velocità con l’Italia nelle mani degli italiani, «recintata» per evitare che crisi possibili del debito contagino gli altri Paesi. Noi italiani saremmo così letteralmente tutti in una stessa barca,con un rischio bancario eguale al rischio sovrano: fallisce lo Stato, falliscono le banche e viceversa.

I cittadini rinuncerebbero in modo patriottico a usare i loro risparmi in modo più remunerativo mentre le banche sosterrebbero lo Stato invece che le imprese. Se il patriottismo non bastasse, si dovrebbe considerare l’introduzione di controlli sui movimenti di capitale. È chiaro che questa prospettiva sovranista non potrebbe durare perché affosserebbe ancora di più la crescita e soprattutto essa è fondamentalmente incompatibile con la logica di un mercato integrato e con la moneta unica. Il passo seguente sarebbe quindi uscire dall’euro riconquistando libertà di cambio e di emissione di moneta propria. Ho già scritto dei limiti di questa scelta e dei costi che comporterebbe per gli italiani ma è lì che — in modo più o meno cosciente, e sicuramente poco trasparente —questo governo ci sta portando.

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