Economia

Pensioni alte, tagli dal 10% al 20% per 5 anni

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Come da pronostici, il governo si appresta a tagliare la rivalutazione delle pensioni alte confermando il provvedimento del governo Letta che risale a cinque anni fa. L’emendamento è pronto ad essere presentato e messo in votazione in commissione Bilancio alla Camera, sempre che nelle prossime 24 ore non ci sia un ripensamento dell’Esecutivo o dei relatori sull’opportunità di introdurre il ritocco a Montecitorio piuttosto che aspettare il passaggio al Senato. Ma con delle novità, spiega il Sole 24 Ore:

La versione definitiva del correttivo non prevede l’ipotizzato taglio dell’indicizzazione all’inflazione. La stretta sugli assegni elevati non scatterà in ogni caso per le pensioni interamente contributive mentre per gli altri trattamenti si applicherà, come detto, sulla base di 5 aliquote partendo da una soglia minima di 90mila euro lordi l’anno (circa 4.500 euro al mese): dal 10% per gli assegni fino a 130mila l’anno; 14% tra i 130 mila e i 200mila; 16% tra 200mila e 350mila euro; 18% fino a 500mila euro e 20% secco oltre il mezzo milione di euro lordi l’anno. La norma prevede il taglio anche per le pensioni erogate da Presidenza della Repubblica, Consulta, Camera e Senato.

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Pensioni, i tagli (Il Sole 24 Ore, 1 dicembre 2018)

I risparmi derivanti da questo intervento (fin qui ipotizzati tra i 200 e i 300 milioni l’anno) finiranno in un apposito contenitore che sarà istituito presso l’Inps con la denominazione «Fondo risparmio sui trattamenti pensionistici d’importo elevato» destinato a garantire l’adeguatezza delle prestazioni pensionistiche in favore di particolari categorie di soggetti da individuare con un decreto del ministero del Lavoro d’intesa con l’Economia. L’obiettivo finora dichiarato è utilizzare questi risparmi per finanziare le “pensioni di cittadinanza».

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