Economia

Paolo Savona e la situazione grave (ma non seria)

savona russia debito pubblico - 3

Non si capisce perché Paolo Savona sia così preoccupato. Il ministro degli Affari Esteri dovrebbe esultare perché il surplus commerciale italiano, che per lui rappresenta risparmio da investire, è sceso (quindi sarà stato investito?), così come quello tedesco, altra fonte di lamentele giornaliere nei confronti dell’Europa. E invece, spiega oggi Francesco Verderami sul Corriere, Savona è preoccupato perché la situazione è grave: a sorpresa (?) l’Europa non si è piegata all’offensiva gialloverde che tremare il mondo fa e ha cominciato a lavorare alla procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia:

«Non mi aspettavo andasse in questo modo». Il «professore» —lo chiamano così nel governo — non ha cambiato linea, ha solo preso atto che la sua teoria è stata smentita dagli eventi. Ce n’è la prova nella nota con cui ieri ha voluto associarsi al premier per un «dialogo franco» con Juncker. Ma senza cambiare i «numerini», a Bruxelles ritengono altrettanto francamente che non ci siano margini per dialogare. Infatti da settimane Conte preannuncia un imminente incontro con il presidente della Commissione, sempre rimandato.

Ché poi, per parlarci ci aveva già parlato a ottobre: «E fu un colloquio molto teso», racconta chi l’ha vissuto. Più o meno sulla falsariga del rendez vous tra Tria e Moscovici, avvenuto a Roma, con il titolare dell’Economia a pregare il commissario europeo di rallentare il percorso verso la procedura, e l’altro a far la parte della volpe: «Noi rallenteremo, ma è chiaro che se qualche Paese ci chiederà di procedere…». La prima a farlo è stata l’Austria, un colpo per i sovranisti. Ma anche a Kurz è «il popolo» che gliel’ha chiesto.

paolo savona

Da qualche mese non c’è Consiglio dei ministri in cui il responsabile per gli Affari europei non puntualizzi con tono professorale le argomentazioni del professor Tria. Che ogni volta s’invirgola e va a sfogarsi con un collega amico: «Venga lui a guidare la macchina». E l’altro solidale: «Con le sue teorie la macchina è stata lanciata contro il muro, clacsonando». Per evitare lo schianto Conte sa (e dice) che Juncker «vuole qualche concessione.

Solo così rinvierà il nostro dossier alla futura Commissione». Ma il premier deve sbrigarsi, e deve anche scongiurare i ritardi alle riunioni di governo. È una cosa che irrita Savona: «Almeno la puntualità».

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