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La vera storia della donna trascinata dalla metro che rifiuta l'aiuto del vigilante

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Dopo l’incidente che ha coinvolto Natalya Garkovic nella metropolitana a Termini in molti, guardando il video, pensavano che la donna avesse scansato con le braccia la persona che cercava di salvarla. L’uomo si chiama Fabio Tiberia, fa il vigilante e oggi in un colloquio con Lorenzo D’Albergo pubblicato da Repubblica Roma spiega l’esatta dinamica dei fatti:

«Ho sentito le urla e ho subito guardato verso il treno. Siamo preparati, i corsi di formazione per il primo soccorso sono fondamentali per il nostro lavoro. L’occhio, insomma, è allenato e ho capito subito cosa stava succedendo. Quando ho visto la signora attaccata in quel modo al vagone ho provato subito a liberarla».
Nel video le rimane in mano un indumento, forse un giacchetto.
«Era un foulard. Era incastrato nella porte e le stringeva il collo. Ho tirato forte ed è venuto via. Credevo di averla salvata, ma la signora era attaccata anche sotto, più in basso, e il treno è partito».

Natalya aveva una borsa.
«Sì, penso sia stata quella. Ho provato a correre dietro al treno, sventolando il foulard. Ma non c’è stato nulla da fare».
Nel filmato Natalya sembra quasi spingerla via.
«No, quello è semplicemente un movimento dovuto all’accelerazione del treno. Comunque ho letto che la signora è in ripresa. La andrò a trovare in ospedale».

Intanto il Messaggero spiega che sulla scrivania del PM Calabretta è arrivata l’informativa della polizia che ricostruisce la dinamica dell’incidente nella metro, mettendo in evidenza la condotta colposa di Gianluca Tonelli, proprio sulla base degli undici video consegnati da Atac ed esaminati dagli inquirenti:

L’autista viene prima immortalato mentre mangia in attesa che i passeggeri salgano, quindi guarda nello specchietto retrovisore e parte senza dunque accorgersi che nel frattempo Natalja è scesa dall’ultimo vagone ed è rimasta agganciata alle due porte. Le immagini successive, catturate delle ultime telecamere della stazione Termini, e quelle della fermata Cavour, immortalerebbero ancora il macchinista in un atteggiamento marcatamente distratto.
E sono sempre i fotogrammi a spiegare perché, da quell’ultimo vagone del treno in partenza, Natalja sia scesa d’improvviso: una telefonata sul cellulare le avrebbe fatto cambiare programma all’ultimo momento, quando il segnale acustico aveva già annunciato la chiusura delle porte. La procura ha quindi sequestrato il convoglio della linea B, quella che impiega i treni più vecchi. In cabina sono state trovate soltanto delle bottigliette d’acqua. Adesso una perizia dovrà stabilire perché i sensori non abbiano funzionato, bloccando le porte.

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Natalya Garkovich, la donna di cittadinanza bielorussa rimasta attacccata all’ultimo vagone della metro (Repubblica Roma, 16 luglio 2017)

Anche se la risposta alla domanda c’è già: la donna è rimasta impigliata alla busta di nylon che aveva al polso nella metro e che non è stata rilevata dal dispositivo.

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