Economia

Marcello Minenna e il piano B per l’uscita dall’euro

marcello minenna virginia raggi

Marcello Minenna, dirigente Consob e docente alla Bocconi e alla London Graduate School, già membro della segreteria tecnica del Commissario straordinario di Roma oltre che ex assessore della giunta Raggi, in un’intervista rilasciata alla Stampa oggi tratteggia la necessità di avere un piano B per l’uscita dall’euro dell’Italia, come preconizzato anche da Paolo Savona:

È giusto proporre un piano B di uscita dall’euro?
«Averlo nel cassetto è questione di buon senso, l’ho sempre sostenuto. Non farlo per ragioni ideologiche non è lungimirante. In Germania si discute apertamente di incorporare nei Trattati una procedura ordinata di uscita».

A chi gioverebbe?
«La Germania ha interesse che esista una scappatoia, sia in caso di uscita italiana innescata da un governo non cooperativo, sia in caso di riforma sgradita dell’Eurozona. A quel punto sarebbe la stessa Germania a valutare la scappatoia».

E l’Italia?
«Pragmaticamente, una clausola per l’uscita sembra penalizzante. Soprattutto se rigida nei tempi e nelle modalità, tenderebbe ad aumentare i costi. Una posizione collaborativa della Bce diverrebbe cruciale nel negoziato, l’esperienza della crisi greca del 2015 non è incoraggiante».

È possibile, oltre che utile, azionare la leva del deficit?
«È opportuno che l’Italia recuperi il pieno e autonomo utilizzo della leva fiscale senza abusare, incrementando i risparmi durante le fasi positive del ciclo economico e lasciando che il deficit cresca “quanto basta” durante le recessioni per proteggere redditi e occupazione».

marcello minenna

E i vincoli europei?
«Fondati in gran parte su costrutti arbitrari, legati a dubbie stime econometriche, indifferenti alla congiuntura».

Come può reagire l’Ue?
«In genere tende a essere accomodante sul deficit: lo dimostrano gli sforamenti decennali di Spagna e Francia. Sull’Italia i grand commis europei puntano i piedi per l’alto livello di debito, ma non credo che il confronto/ scontro si concretizzerà su un punto di deficit in più».

L’Italia rischia di finire come la Grecia?
«Scenari prematuri. Certo l’esperienza greca dev’essere ben scolpita nella mente di chi intende avviare un negoziato a muso duro con le istituzioni dell’Eurozona».

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