Economia

Così il M5S “sbaglia” i conti sulla monnezza a Roma

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40mila tonnellate di monnezza romana indifferenziata verranno smaltite dalla RIDA di Aprilia in provincia di Latina, azienda privata che ha siglato ieri un accordo con l’AMA. Che pensa anche di raddoppiare la quota di rifiuti lavorati nel tritovagliatore di Ostia, sulla cui messa in funzione ieri Paolo Ferrara ha dato una spiegazione limpida, in perfetta linea con la #trasparenzaquannocepare del M5S in Campidoglio.

Le balle del M5S e la monnezza di Roma

Il tritovagliatore di Ostia dovrebbe raddoppiare la sua quota di immondizia lavorata per arrivare a circa 200 tonnellate al giorno a gennaio. Le due soluzioni potrebbero essere alternative all’ipotesi dell’Abruzzo, ventilata dal M5S nei giorni scorsi sulla base di una falsità, ovvero che lo smaltimento in Abruzzo costerebbe meno di quello in Emilia Romagna. «I presidenti di Emilia, Abruzzo e Lazio sono dello stesso partito, usano Roma per la campagna elettorale e stanno maliziosamente rilasciando interviste e temporeggiando», ha detto ieri Luigi Di Maio, rendendosi così improvvisamente conto del fatto che D’Alfonso è del Partito Democratico dopo che nei giorni scorsi diversi esponenti M5S avevano proposto l’Abruzzo al posto dell’Emilia. «La Regione Emilia ha un costo di 180 euro a tonnellata, l’Abruzzo di 150. Noi per far risparmiare i romani scegliamo la Regione che ha meno costi», ha sostenuto ancora il candidato premier dei 5 Stelle. Una tesi già sostenuta dall’assessora Pinuccia Montanari, nei giorni scorsi in grande trance agonistica.

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Rifiuti a Roma (Il Messaggero, 10 gennaio 2018)

Una storia semplicemente falsa a detta dell’Emilia Romagna, come ha precisato ieri l’assessore regionale all’Ambiente, Paola Gazzolo, secondo cui bisogna “fermare i giochetti: ognuno si assuma le sue responsabilità in trasparenza”. In particolare, osserva, “di cosa parla la Montanari? Quantificare in 200 euro il costo dello smaltimento dei rifiuti della Capitale in Emilia-Romagna significa sparare numeri in libertà. Le cifre diffuse sono prive di qualsiasi fondamento: come le ha calcolate? Sarebbe interessante saperlo, visto che Ama non ha nemmeno chiesto un preventivo ai nostri gestori e, anzi, si è negata ad ogni tentativo di contatto ufficiale come disposto dalla nostra delibera”. A giudizio di Gazzolo, in merito, “il Rapporto rifiuti urbani 2017 di Ispra parla chiaro: il costo medio dello smaltimento in Emilia-Romagna è di 116,7 euro a tonnellata”, un prezzo inferiore sia alla media delle Regioni del Nord che è di 125,8 euro a tonnellata, sia ai 124,2 della media nazionale. “In ogni caso – prosegue l’assessora emiliana  – anche considerando i costi dei tre impianti che sarebbero stati coinvolti nello smaltimento dei rifiuti di Roma, e aggiungendo la quota di disagio ambientale, prevista dalle norme, e le spese di trasporto, non si sarebbe mai arrivati alle cifre di cui parla il Comune di Roma”.

Il problema del termovalorizzatore

Va però ricordato che i rifiuti trattati dalla RIDA, così come quelli che potevano arrivare in Abruzzo, dovranno poi essere bruciati in un termovalorizzatore, che l’Emilia Romagna possiede e anche questo avrà un costo che sarà pagato dall’AMA con le bollette della TARI a carico di tutti i romani.  “Non è vero che non abbiamo un piano industriale. Nel passato non è stato fatto, soprattutto dal 2013, quando è stata chiusa la discarica di Malagrotta, che è stato un po’ il tappeto sotto cui si è nascosta la polvere per tanti anni, e che è costata molto cara ai cittadini. Nessuno all’epoca ha avviato e realizzato impianti industriali. La giunta Raggi in un anno e mezzo ha approvato un piano strategico, mentre Ama ha approvato un piano industriale”, dice intanto ai microfoni di ‘6 su Radio 1’, l’assessora Montanari. Il piano industriale, però, non è visibile sul sito dell’AMA come denunciato dal grillino Carlo Sgandurra, nominato dall’Assemblea Capitolina nel settembre scorso. Il Piano è stato approvato dal Cda di Ama il 4 maggio del 2017 e, in base all’affidamento del 2016 alla Società Axteria (per ‘l’assistenza specialistica a supporto dei processi di implementazione degli obiettivi strategici’) doveva essere disponibile sul sito di Ama. Eppure a distanza di 8 mesi ancora non è stato pubblicato

C’è di più: la Montanari sostiene che il piano industriale di AMA “prevede tre livelli di intervento, rispettando i dettami dell’Ue che prevedono la riduzione dei rifiuti, la raccolta differenziata ma soprattutto tre impianti dei quali abbiamo già realizzato lo studio definitivo e sono impianti di trattamento aerobico, per trattare i rifiuti di Roma. Un impianto del genere, assai complesso, necessita per essere realizzato di 36-42 mesi. Quindi chi accusa ha invece delle grosse responsabilità”. Quello che la Montanari non dice è che la Città Metropolitana non ha mai comunicato alla Regione dove verranno fatti gli impianti immaginati dalla Montanari. Il perché è abbastanza semplice da comprendere: le popolazioni delle zone dove verrebbero costruiti i famosi tre impianti insorgerebbero e l’M5S si dovrebbe assumere la paternità della decisione. “Entro fine gennaio presenteremo l’iter autorizzativo per i due impianti di compostaggio a Cesano e Casal Selce”, dice ora la Montanari confermando così di non averlo ancora presentato alla Regione. A fine gennaio si vedrà.

Foto copertina da: Twitter

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