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Luca Sacchi e Anastasia Kylemnyk spacciatrice non occasionale

Per il Riesame, che il 19 dicembre ha ribadito le misure, «sussiste un concreto pericolo di reiterazione del reato,in ragione delle modalità del fatto e della personalità degli indagati»

anastasia kylemnyk

Il Messaggero racconta oggi le motivazioni con cui il Tribunale del riesame ha confermato la misura cautelare dell’obbligo di firma per Anastasia Kylemnyk, fidanzata di Luca Sacchi. Nelle motivazioni con cui i giudici hanno respinto la richiesta di revoca dell’obbligo di firma e che hanno anche confermato il carcere per Giovanni Princi, amico di lei e di Sacchi, la ragazza avrebbe svolto un ruolo di primo piano nella trattativa per la compravendita di 15 chili di droga costata la vita al personal trainer di 24 anni.

La baby sitter venticinquenne è accusata insieme a Princi di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. La sera del 23 ottobre avevano appuntamento con i pusher di San Basilio Valerio Del Grosso e Paolo Pirino – in carcere per l’omicidio di Sacchi insieme a Marcello De Propris – per acquistare 70mila euro di erba. Il denaro, secondo quanto ricostruito dai carabinieri e dalla pm Nadia Plastina era nascosto nello zaino della ragazza. Del Grosso, dopo avere visto i soldi, aveva deciso di rapinare i compratori: Pirino aveva colpito la Kylemnyk con una mazza e Del Grosso aveva sparato a Sacchi, che aveva reagito alla violenza.

Per il Riesame, che il 19 dicembre ha ribadito le misure, «sussiste un concreto pericolo di reiterazione del reato,in ragione delle modalità del fatto e della personalità degli indagati». Un dettaglio è fondamentale: «L’acquisto di ben 15 kg di marijuana denota uno stabile inserimento negli ambienti della droga da parte degli indagati, che evidentemente riforniscono ad una larga clientela». Per i magistrati, infatti, «si tratta di un’attività che certo non è episodica ma che viene svolta con abitualità».

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La nuova ricostruzione dell’omicidio di Luca Sacchi (Corriere della Sera, Roma 30 ottobre 2019)

 

Princi era inserito nel giro: aveva 4 utenze cellulari «anche intestate a stranieri», ha consigliato a un cliente di utilizzare un’app criptata e non ha nemmeno voluto dargli il suo numero di telefono. Circostanza «sintomatica di estrema cautela e professionalità, tipica di soggetti abituati a dinamiche criminali». E, sottolineano ancora i giudici, il giovane era in grado di muoversi in maniera «professionale», con «scaltrezza». Per i pm è il regista della trattativa, e anche per il Riesame «è plausibile che abbia avuto un ruolo, se non di leader, di certo di promotore dell’affare». Dopo l’arresto, oltretutto, ha deciso di non rispondere al gip, dimostrando «di non voler interrompere i rapporti con gli ambienti criminali, in prospettiva di futuri affari».

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