Cultura e scienze

L'aumento di prezzo del Corriere della Sera

grillini civati

Il Comitato di Redazione del Corriere della Sera pubblica oggi un lungo comunicato sull’aumento di prezzo del quotidiano, che oggi passa a costare 1,50 centesimi a copia:

Cari lettori,
il vostro giornale aumenta di prezzo. Da 1,40 passa a 1,50 centesimi. Lo hanno deciso gli azionisti e il management. Cosa ne pensa il comitato di redazione? Il nostro dissenso è netto. Con la crisi, anche dieci centesimial giorno possono fare la differenza. Ma non è solo questo. Nel luglio 2013 il Corriere costava 1,20 euro. Un rincarodel 25% in un anno e mezzo ci sembra troppo. La redazione farà del suo meglio per continuare a meritare la vostra fiducia offrendo sempre un’informazione completa,di qualità, affidabile. È uno sforzo di cui ci facciamo carico, consci della responsabilità che comporta essere giornalisti del Corriere. Ma gli azionisti e i dirigenti di Rcs Mediagroup stanno dimostrando lo stesso senso di responsabilità?
Il Corriere è un patrimonio italiano, dell’informazione e non solo, non può essere depauperato all’infinito. Negli ultimi anni abbiamo subìto la svendita della sede di via Solferino, un piano di tagli del costo del lavoro da lacrime e sangue e l’aumento a più riprese del costo in edicola. Lo diciamo con orgoglio: il Corriere oggi resta un giornale in attivo. Inserito però in un gruppo che non ha ancora risolto i suoi problemi. Dalla dirigenza del primo giornaled’Italia ci saremmo aspettatiqualcosa di più a cominciare dauna visione strategica per il futuro.Per ora dobbiamo registrareche alcuni progetti nonsono ancora partiti mentre altrisono stati un flop a cui la redazioneha dovuto porre rimedio.
I nostri azionisti, poi, hanno fatto arrivare il gruppo all’appuntamento della crisi con la zavorra dell’affare Recoletos. Un’acquisizione sbagliata e per molti versi ancora poco chiara.Di certo un incredibile erroredi strategia che ha caricato didebiti per un miliardo di euroun gruppo fino ad allora in salute.L’aumento di capitale da 400 milioni di euro è stato la condizione indispensabile al gruppo per andare avanti. Mentre, della seconda tranche da 200 milioni già deliberata dall’assemblea degli azionisti emessa a disposizione dell’amministratore delegato si sono perse le tracce. Eppure si tratterebbe di risorse fondamentali per il rilancio del gruppo. Da parte nostra insieme con gli altri dipendenti abbiamo affrontatoun duro piano di ristrutturazione triennale. La gran parte dei tagli ha ridotto il costo del lavoro, passato dal 29% degli oneri complessivi nel 2013 al 22% di oggi. Al Corriere ci siamo fatti carico di un accordo che porta all’uscita di 70 giornalisti. E il tutto mentre l’offerta di informazione su carta,tablet e online continua ad aumentare.
È in questo contesto che ilgiornale si appresta ad affrontare un passaggio delicatissimo. A fine aprile Rcs Mediagroup avrà una nuova governance. A chi guiderà il nostro gruppo editoriale chiediamo la capacità di rappresentare i valori del Corriere che è mancata negli ultimi anni. Abbiamo assistito attoniti ai confronti a distanza tra i nostri azionisti a colpi di offese reciproche. Un danno enorme e gratuito che ci auguriamo di non dover più subìre.Per quanto riguarda la scelta di azionisti e dirigenza di annunciare con mesi di anticipo il cambio alla direzione giornalisti cadal 1° maggio 2015, si tratta di una decisione che solleva parecchi interrogativi e che rischia di lasciare fino ad allora la testata nell’incertezza. Per il futuro ci aspettiamo che chi guiderà l’azienda sappia dare al giornale una governance all’altezza dei suoi valori. Unacosa, cari lettori, è certa: la redazione,come ha sempre fatto finora, continuerà ad offrirvi un’informazione libera, indipendente, verificata. Quella, infatti, davvero non ha prezzo.