Cultura e scienze

La storia del latte che fa diventare autistici

C’è qualcosa che può spaventare chi ha dei bimbi piccoli? Volendo ci sarebbe la storia dei vaccini che fanno diventare autistici, ma quella è troppo banale. Meglio raccontare che è il latte vaccino (ha!) a far diventare autistici. E giusto perché è sempre meglio abbondare quando si lancia un allarme allora perché non dire che il latte favorisce anche la dislessia? Detto fatto. A pensarci questa volta è stato Marco Bianchi, cuoco amatoriale, salutista, autore di numerosi libri di cucina e divulgatore scientifico. Aggiungete a questo mix esplosivo il fatto che Marco Bianchi sia anche una sorta di guru per coloro che vanno in cerca di un’alimentazione sana e naturale ed ecco che la bufala fresca fresca è subito pronta e servita nei migliori Facebook.
marco bianchi latte autismo
LATTE E AUTISMO UNA BALLA SEMPRE FRESCA
Questa mattina Marco Bianchi si è svegliato e ha deciso di scrivere un lungo post sui pericoli connessi al consumo di latte. Certo, Bianchi parla anche dei – pochi – benefici che comporta il consumo di latte e di latticini ma quando si leggono affermazioni scientifiche non circostanziate come questa cosa importa:

Le proteine: la CASEINA. Si può presentare “diversamente vestita”. Può indossare l’abito A1 oppure quello A2. Le mucche di una volta, ma anche quelle di molti pascoli in alta montagna o di qualche raro allevamento oppure le pecore, i bufali e le capre secernono latte con Caseina A2 mentre l’abito Caseina A1 è quello più presente nel latte delle mucche versione 4.0 ovvero quelle degli allevamenti intensivi più presenti oggi.
Queste proteine (A1 e A2) rappresentano ben l’80% delle proteine presenti nel latte. Il latte materno contiene circa il 35% di caseine ma non di questa tipologia: la beta-caseina umana infatti è molto simile a quella del tipo A2. Il latte in commercio contiene caseina A1 che sembra avere diversi effetti sull’organismo, specie se assunto per lunghi periodi e con regolarità. Gli effetti più diffusi sono di tipo narcotico (e nell’infanzia legato ad autismo e dislessia) e infiammatorio oltre che aumentare il rischio di diabete di tipo 1.
In Francia mi risulta non sia utilizzato latte di mucche A1, i formaggi francesi sono prodotti con latte A2. Negli Stati Uniti invece c’è solo una fattoria di latticini con mucche A2. Le mucche italiane di un tempo erano di tipo A2, oggi sono più presenti mucche A1.
Questa è la situazione del latte fresco cioè quello presente nel banco refrigerato del supermercato. Se scegliamo invece di acquistare latte pastorizzato (a temperatura ambiente, cioè a lunga conservazione) il processo a cui è sottoposto trasforma a sua volta le proteine “denaturandole” e questo comporta un’alterazione della permeabilità intestinale che sembra aumentare il rischio di insorgenza di sinusiti, otiti, asma, tonsilliti e allergie soprattutto in età pediatrica e questo dovuto al fatto che le loro pareti intestinali permettono facilmente il passaggio di molecole grandi al flusso sanguigno tra cui proprio la caseina A1 (non peraltro sono capaci di assorbire il colostro della madre).
Molti clinici suggeriscono di abbandonare per almeno 3 settimane latte e derivati nel momento in cui compaiono tali manifestazioni cliniche.

Dice da qualche parte il buon Marco che c’è un legame tra consumo di latte, autismo e dislessia? Ovviamente no, ma le premesse del post, quel “ecco un post di natura scientifica relativo questo alimento (pubblicazioni scientifiche)” fa pensare al lettore che da qualche parte i nostri bravi scienziati siano giunti a scoprire la causa dell’autismo e che questa causa sia proprio il latte. È fare divulgazione scientifica questa? Ovviamente no, e lo dice anche un divulgatore scientifico come Dario Bressanini che “bacchetta” il collega:
dario bressanini mario bianchi
UNA BUFALA D’IMPORTAZIONE
Da dove viene questa simpatica teoria di Bianchi? Ad esempio dalla PETA e da tutte quelle associazioni di vegani o di integralisti dei diritti animali che vedono nella produzione di latte per il consumo umano un vero e proprio crimine contro natura.
peta autismo latte
Questo è quello che scriveva la PETA:

More research is needed, but scientific studies have shown that many autistic kids improve dramatically when put on a diet free of dairy foods. One study of 20 children found a major reduction in autistic behavior in kids who were put on a casein-free diet (casein is a component of cow’s milk). And another study done by researchers at the University of Rome showed a “marked improvement” in the behavior of autistic children who were taken off dairy products.

Uno degli studi citati aveva solo venti partecipanti. I dieci con la dieta milk-free hanno visto “miglioramenti” in alcuni aspetti “scelti” dello spettro autistico (ma non su quelli linguistici). Ed è considerato uno studio scientifico attendibile? E un altro che mostra “miglioramenti” cui hanno partecipato 36 bambini affetti da autismo? Seriamente stiamo prendendo in considerazione l’esaustività di studi del genere? Per tacere del fatto che per lo meno la PETA cautamente avvisa che “serviranno ulteriori ricerche”. Come spiega questo pezzo di Science Based Medicine che confuta le tesi della PETA il problema principale di questo ragionamento è dare per assodato che la caseina danneggi il cervello. Cosa che non è affatto provata. E per la scienza una cosa è vera solo quando è stata provata. Andare a cercare col lanterino quei due studi che “dimostrano” la correlazione tra consumo di latte e prodotti caseari e autismo ignorando gli altri lavori che mostrano come quegli studi siano mal concepiti e strutturati è fare cattiva divulgazione scientifica. È utilizzare il potere che si ha in virtù della propria posizione di guru dell’alimentazione per promuovere posizioni ideologiche. Non c’è nulla di male nel dire che la dieta vegetariana o vegana sia migliore o più etica, ognuno può crederlo, pretendere di farlo “su basi scientifiche”, come quelli che dicono che bere latte è “innaturale” (riguardo a questo consiglio la lettura di questo articolo di Dario Bressanini) è un altro paio di maniche. Ed ha un nome solo: pseudoscienza.

E il divulgatore scientifico rispose, le fonti? cercatele tu
E il divulgatore scientifico rispose, le fonti? cercatele tu

Foto copertina Wes Schaeffer via Flickr.com