Cultura e scienze

La storia di Shakespeare e della marijuana (è probabilmente una bufala)

Il Bardo come Bob Marley? Ehi, calma e gesso. Molti giornali in Italia hanno ieri ripreso un articolo del Daily Mail che raccontava dell’“impresa” di Francis Thackeray, professore della University of the Witwatersrand di Johannesburg, il quale ha reso noti i risultati delle analisi condotte su una serie di pipe ritrovate nel giardino di Stratford-upon-Avon, nelle quali sono emerse tracce di cannabis.
 
LA STORIA DI SHAKESPEARE E DELLA MARIJUANA (È PROBABILMENTE UNA BUFALA)
Come riportato dal Daily Mail, il gruppo di ricercatori sudafricani ingaggiati da Thackeray ha analizzato la composizione chimica dei frammenti delle pipe provenienti dal giardino della casa del poeta e di quelli limitrofi. I pezzi di pipa del terreno di Shakespeare riportavano tracce di marijuana, mentre quelle provenienti dai giardini vicini – secondo gli studiosi – erano usate per le foglie di coca. Se i ricercatori escludono la possibilità che Shakespeare facesse uso di cocaina, non scartano invece l’idea che il poeta fumasse marijuana, vista anche la cerchia di persone dalle quali era circondato, e considerato il clima di generale apertura verso queste sostanze. Durante il periodo elisabettiano infatti, afferma il professore Thackeray, sia la cannabis che le foglie di coca erano considerate valide alternative al tabacco. Sarà. Ma in primo luogo non si capisce – a meno che la motivazione non sia l’arrivo dell’estate – perché il Daily Mail riporti conclusioni di una ricerca che erano già note nel 2011, come prova questo articolo del Corriere della Sera del 19 giugno di quattro anni fa:
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In secondo luogo, bisognerebbe stare un po’ attenti agli entusiasmi. Come riportato da CSM, infatti, la questione dell’uso di marijuana da parte dell’uomo fatto della stessa materia di cui sono fatti i sogni è quantomeno discussa, se non discutibile.
 
L’ERBA DI WILLIAM
Sulla questione molti sono scettici. «Magari è possibile che Shakespeare e la sua famiglia abbiano qualche volta fumato qualcosa di strano, ma dubito fortemente che la marijuana abbia svolto un ruolo significativo nella sua vita», aveva detto Stephen Greenblatt, professore di inglese all’università di Harvard già nel 2011: «L’alcool è uno stimolante molto più forte per l’immaginazione di Shakespeare», aveva concluso. James Shapiro, autore di una biografia su Shakespeare di prossima pubblicazione, dice che Thackeray ha persino travisato un sonetto che lo studioso sudamericano aveva portato come ulteriore prova delle frequentazioni di marijuana da parte del bardo. Vero è che nella poesia cita “l’erba”, ma il termine è riferito a uno stile di abbigliamento dell’epoca, e il sonetto è dedicato a nuovi modi da trovare per lodare la donna che ama. «La sua interpretazione della poesia è roba da 5 in pagella», conclude lo studioso con CSM. Shapiro aggiunge che la marijuana era nota all’epoca per le sue proprietà curative dei dolori dell’orecchio, e perché aiutava le galline “a deporre le uova più velocemente”, non per far fare bei sogni alla gente. Ma allora perché questa storia torna periodicamente sui giornali? «Perché nessuno vuole sapere di uno Shakespeare che lavorava 18 ore al giorno, non è molto romantico anche se è la verità», dice Shapiro. Il quale aggiunge che se c’è qualcosa di straordinario nella produttività di Shakespeare è il fatto che non abbia usato nulla per favorirla: «Né the, né caffé, niente espresso. Dimenticatevi l’erba», conclude lo studioso.