Cultura e scienze

La storia del canguro che "piange" la morte della compagna

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Gira in queste ore la commovente serie di fotografie che ritrae una “famiglia” di canguri. La mamma canguro sta morendo, è accasciata al suolo, il piccolo la guarda mentre il maschio le sorregge delicatamente la testa, quasi a non volerla lasciare andare, proprio come faremmo noi esseri umani con una persona cara. L’autore degli scatti, Evan Switzer, ha dichiarato che il canguro maschio si stava comportando in modo protettivo e di aver visto il maschio tentare di sollevare la femmina, come per tentare di capire “cosa ci fosse che non andava“. Una scena davvero toccante ma l’interpretazione che è stata data probabilmente non corrisponde alla verità dei comportamenti messi in atto dagli animali.

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Gli animalisti della PETA hanno capito tutto

Come spiega l’etologo Danilo Mainardi sul Corriere della Sera però non è affatto vero che il canguro maschio stesse piangendo la morte della compagna, innanzitutto perché non ci sono evidenze scientifiche che i canguri siano una specie animale in grado di avere un certo livello di consapevolezza della morte (come ad esempio gli elefanti o anche i leoni). In secondo luogo perché quelle che noi descriviamo come espressioni del viso dei canguri, così simili alle nostre, sono il frutto di un processo di antropomorfizzazione degli animali e dei loro comportamenti (un po’ come succede per quelli protagonisti dei film Disney insomma). Nella realtà delle cose i canguri sono animali poco espressivi dal punto di vista della mimica facciale, scrive Mainardi:

Se guardiamo ai canguri, non può sfuggire come nei loro sguardi e nelle loro facce sia difficile cogliere un’espressività. E non è un’opinione, bensì un aspetto preciso della loro biologia e del loro sviluppo. Sono molto ridotti infatti i loro muscoli facciali, quelli che si sviluppano grazie all’atto di suggere il latte materno. Nei canguri il latte defluisce direttamente nella bocca del piccolo nel marsupio grazie alla contrazione del muscolo materno compressor mammae. Di conseguenza la mimica facciale è pressoché inesistente e con essa l’espressività emotiva. Gli atteggiamenti e le posture di quegli individui nelle foto richiamano indubbiamente il dolore, ma, ancora una volta, forse, li antropomorfizziamo.

La storia diventa ancora più sconvolgente secondo la spiegazione data dagli esperti intervistati dal Guardian e da quelli interpellati da Buzzfeed. A quanto pare quello che in molti hanno scambiato come l’estremo gesto di tenerezza da parte del maschio nei confronti della femmina altro non è che l’ultimo tentativo di accoppiarsi. Certo, l’animale presenta chiari segni di stress ed è agitato ma a quanto pare è anche sessualmente eccitato. Secondo il dottor Derek Spielman dell’Università di Sydney non è da escludere l’ipotesi che sia stato proprio il tentativo di accoppiarsi a causare le lesioni che hanno ucciso la femmina. Anche Mark Eldrige dell’Australian Museum ha sottolineato in un post che la posizione del maschio è indicativa del fatto che stesse cercando di avere un rapporto sessuale con la femmina di canguro e che tutti i racconti in circolazione a proposito della “famiglia di canguri” colta in un momento tragico e del maschio che piange la morte della sua compagna sono in sostanza frutto di un errore di interpretazione del comportamento dell’animale. Insomma, se proprio vogliamo insistere a antropomorfizzare in modo ingenuo certi atteggiamenti a quanto pare lo sguardo del canguro potrebbe essere interpretato più correttamente con un “oddio che cazzo ho fatto e ora chi paga gli alimenti del cucciolo??
 
Foto copertina: Evan Switzer via Twitter.com