Cultura e scienze

La rotta delle balene nel Mediterraneo tra Sicilia e Liguria

I loro spostamenti nel Tirreno seguiti con la telemetria. In questa stagione il mare si riempie di cibo Ma le navi restano una minaccia

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Repubblica oggi pubblica un’infografica che riepiloga la rotta delle balene nel Mar Mediterraneo: in questo periodo dell’anno, molti esemplari si spingono in un’area marina di 88mila chilometri quadrati, il Santuario dei Cetacei, tra Francia, Liguria, Toscana e Sardegna, attirati da un grande banchetto di primavera perché l’acqua è ricca di krill, il loro principale alimento. Tra queste ce n’è una, ribattezzata Codamozza, che ha perso la coda:

Qualche tempo fa, è stata fotografata una balenottera di fronte alle coste di Palermo e un gruppo nel Messinese. «Vanno verso nord, nel santuario Pelagos, tra la Liguria e la Corsica. Lì trovano più pesce, in questa stagione», conferma il biologo Carmelo Isgrò, che gira la Sicilia per documentare e salvare capodogli e delfini. Anche in Liguria gli avvistamenti sono frequenti, vicini alla costa. Un anno fa, i biologi dell’Acquario hanno osservato due balenottere appena fuori dal porto di Genova. «La balenottera è uno dei cetacei più grandi ed è anche molto veloce – spiega Guido Gnone, coordinatore scientifico dell’Acquario di Genova – è incredibile che un animale così menomato, possa sopravvivere. Ha superato l’emorragia, causata probabilmente dall’elica di una nave. Ed è guarita da una sicura infezione. Grazie a una grande esperienza, riesce a compensare una menomazione che la priva della fondamentale forza propulsiva».

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La rotta delle balene nel Mediterraneo (La Repubblica, 16 giugno 2020)

Non è la prima volta che i biologi scoprono cetacei che sopravvivono senza coda, a causa di quelle che il Santuario dei Cetacei mette al primo posto tra le minacce per questi animali: le collisioni. «Le balenottere hanno l’abitudine di fermarsi in superficie: così vengono travolte», spiega Gnone. Aumento del traffico e velocità delle navi sono le principali cause. Due tra le più grandi specie del pianeta, balenottera comune e capodoglio, sono le più minacciate : in un recente report, Pelagos scrive che più del 6% degli esemplari fotoidentificati in mare e il 20% degli animali spiaggiati presentano tracce di collisione.