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La procura di Roma chiede il processo per Virginia Raggi

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La Procura di Roma ha chiesto il processo per Virginia Raggi in relazione alla nomina (poi revocata) di Renato Marra (fratello dell’ex braccio destro della sindaca Raffaele Marra), da vicecapo della polizia municipale alla Direzione Turismo del Campidoglio. Alla prima cittadina il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Francesco Dall’Olio contestano il reato di falso (documentale) senza più l’aggravante prevista dall’articolo 61 n.2 del codice penale, quella di aver commesso il reato per eseguirne o occultarne un altro (cioé quello di abuso d’ufficio, per il quale c’è già una richiesta di archiviazione).

La procura di Roma chiede il processo per Virginia Raggi

Il reato di falso, secondo quanto ricostruito dai magistrati di piazzale Clodio, si sostanzia nella nota n.38506 del 6 dicembre 2016 che Virginia Raggi indirizzò alla Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza di Roma Capitale (Mariarosa Turchi) affermando, contrariamente al vero, che il ruolo di Raffaele Marra (all’epoca capo del Personale), in relazione alla procedura per la nomina del fratello Renato, era stato di ‘mera pedissequa esecuzione delle determinazioni da lei assunte senza alcuna partecipazione alle fasi istruttorie, di valutazioni e decisionali e con compiti di mero carattere compilativo”. In uno status Virginia Raggi esulta per la richiesta di archiviazione, sostenendo che i media debbano chiederle scusa:
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L’abuso d’ufficio riguardava la promozione di Salvatore Romeo a capo della segreteria politica. La chiusura delle indagini su Virginia Raggi, arrivata nel giugno scorso, era il prologo alla richiesta di rinvio a giudizio, sulla quale ora dovrà esprimersi il giudice. La difesa della sindaca aveva contestato le accuse in una lunga memoria inviata ai magistrati. Vengono quindi confermati tutti i pronostici sia sull’archiviazione della prima accusa che sulla richiesta per la seconda.
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Per la nomina di Renato Marra, la Procura ha anche chiesto il giudizio per abuso d’ufficio per Raffaele Marra, attualmente sotto processo per corruzione in concorso con l’imprenditore Sergio Scarpellini e ormai fuori dall’amministrazione comunale a seguito di ‘sue dimissioni irrevocabili’: trattandosi della pratica che riguardava il fratello, Raffaele – secondo gli inquirenti – si sarebbe dovuto astenere e invece si attivo’ procurando al suo congiunto “un ingiusto vantaggio patrimoniale” costituito sia dalla “illegittimita’ della nomina e sia dall’attribuzione di una fascia retributiva superiore a quella posseduta”.

Come nasce la vicenda di Renato Marra

Questa storia nasce quando la Direr (la federazione di dirigenti e quadri del Lazio) ha deciso di presentare un esposto all’Anticorruzione lo scorso 15 novembre:

Un durissimo j’accuse, suddiviso in due capitoli, che il sindacato dei funzionari chiede al presidente Cantone di accertare, adottando i provvedimenti conseguenti e provvedendo, nel caso le contestazioni risultassero fondate, a comunicarlo alla magistratura. Il primo riguarda la “promozione” di Renato Marra da comandante di gruppo dei vigili al vertice di un dipartimento capitolino, con relativo avanzamento di carriera e 20mila euro in più di stipendio. Avvenuta grazie a due provvedimenti distinti: la procedura di interpello sulla rotazione dei capi degli uffici comunali e la successiva ordinanza sindacale di nomina, una firmata e l’altra co-firmata dal fratello Raffaele.
Il quale, a giudizio della Direr, avrebbe invece dovuto astenersi per evitare il conflitto d’interessi previsto dal Codice di comportamento dei dirigenti pubblici, che vieta ai dipendenti di assumere «decisioni o attività che possano coinvolgere interessi propri, ovvero di suoi parenti, affini entro il secondo grado». Come i fratelli, appunto. In sostanza Raffaele Marra avrebbe compromesso l’imparzialità dell’amministrazione comunale sia per non aver segnalato al locale responsabile dell’anticorruzione il suo legame di sangue con uno degli aspiranti alla dirigenza, sia per aver gestito la selezione a cui il congiunto Renato ha partecipato.

Una doppia violazione del Codice che, insisteva il sindacato, «integra comportamenti contrari ai doveri d’ufficio» e dunque meriterebbe un’azione di «responsabilità disciplinare». Ma a creare più d’un problema alla Raggi è il secondo motivo di doglianza rappresentato all’Anac. Ovvero, le «anomalie relative all’inquadramento del dott. Raffaele Marra nei ruoli della dirigenza del Comune di Roma». Sufficienti, secondo Direr, a invalidare il suo attuale incarico. Marra infatti, ricostruisce l’esposto, è diventato dirigente a maggio 2006 vincendo con Alemanno ministro un concorso al Centro ricerche e sperimentazioni in agricoltura. Ebbene il capo del Personale capitolino non solo avrebbe preso servizio prima della pubblicazione della graduatoria, ma sarebbe stato subito trasferito all’Unire con procedura di mobilità interna (per poi sbarcare in Campidoglio, nel 2008, con lo stesso meccanismo). Un passaggio — denuncia Direr — avvenuto senza aver compiuto il periodo di prova presso il Cra previsto per legge e senza che la mobilità interna fosse preceduta da uno specifico bando o avviso pubblico.

Le telefonate tra Marra e Romeo e l'assegno per la casa Enasarco
Le telefonate tra Marra e Romeo e l’assegno per la casa Enasarco

Così la sindaca si è messa nei guai con l’ANAC

C’è anche da sottolineare che la sindaca si è messa nei guai con l’ANAC da sola. Sulla vicenda dell’incarico affidato a Renato Marra, fratello di Raffaele Marra, capo del personale del Comune di Roma,  Virginia Raggi ha dichiarato di aver compiuto da sola, in totale autonomia, l’istruttoria sul conferimento degli incarichi dirigenziali. Ma nell’ordinanza con cui è stato conferito l’incarico si fa esplicito riferimento alla “istruttoria svolta dalle strutture competenti ai sensi della disciplina vigente”. Questa è la “contraddizione” relativa al comportamento e alle dichiarazioni del sindaco, rilevata nella delibera. Questo perché in una relazione inviata all’ANAC dalla stessa sindaca al momento di chiedere se fosse regolare la nomina a responsabile del Turismo la Raggi ha specificato di aver avviato una «procedura non comparativa». Ma si tratta di un iter non previsto quando esiste la possibilità di incorrere nel conflitto di interessi, come in questo caso. Spiegava tutto qualche giorno fa Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera:

Il dossier inviato all’Anac ricostruisce la vicenda relativa a Renato Marra, specificando che la nuova amministrazione comunale per rinnovare tutti gli incarichi di vertice «ha svolto, per la prima volta nella storia dell’Ente, procedura di pubblico interpello rivolta a tutti i dirigenti di ruolo». In questo caso bisogna dunque valutare le richieste e i curriculum, privilegiando chi ha i requisiti per svolgere il lavoro richiesto. E al momento sembra escluso che questo sia accaduto per Renato Marra, visto che non aveva mai avuto esperienze specifiche nel settore del Turismo avendo ricoperto fino a quel momento la carica di vicecapo della polizia locale.
Raggi ha specificato di essere stata lei a decidere in piena autonomia: nel tentativo di «salvare» Raffaele Marra dal conflitto di interessi ha in realtà aggravato la propria posizione ammettendo di non aver fatto la «procedura comparativa» e dunque ammettendo di aver scelto direttamente lui. È la stessa Raggi ad evidenziare nel dossier come il 15 novembre 2016 Raffaele Marra abbia comunicato non solo la presenza del fratello Renato tra i dirigenti del Campidoglio, ma anche quella della sorella Francesca che lavora come funzionaria. Nella relazione non ci sono dettagli sulla data di assunzione né sulle mansioni svolte ma è possibile che questo diventerà oggetto di verifica proprio per chi indaga sulle nomine e sul potere che Marra esercitava al Comune di Roma. Anche per scoprire le modalità di entrata in servizio della donna e se possa essere stato proprio il potente fratello a far sì che ottenesse il contratto alle dipendenze del Comune di Roma.

Insomma Virginia si sarebbe messa nei guai anche con l’ANAC per salvare “uno dei ventitremila dipendenti del Campidoglio”, come ha illustrato nel monologo a mezzo conferenza stampa approntato venerdì dopo l’arresto del suo fedelissimo e braccio destro.

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