Cultura e scienze

La miracolosa guarigione di Pippo Baudo dal cancro «grazie a Chernobyl»

Mentre tutti parlano del misterioso tumore benigno del Papa ecco che Pippo Baudo ci racconta la sua “miracolosa” guarigione. Il popolare presentatore televisivo ha raccontato due giorni fa la sua storia a La Strada dei Miracoli, il programma di Rete 4 dove è possibile assistere alle apparizioni di Paolo Brosio.
pippo baudo chernobyl libero

Pippo Baudo, vivo grazie all’esplosione di Chernobyl?

Pippo Baudo ha preso la parola dopo un infuocato dibattito tra Alessandro Cecchi Paone e Paolo Brosio sui miracoli attribuiti a Padre Pio. Improvvisamente il programma cambia tono, cessano le apparizioni, si mettono da parte le immaginette dei santi e ci mettiamo in ascolto del Pippopensiero. Baudo ci racconta di un periodo difficile della sua vita e della sua lotta contro il tumore. Il presentatore ha rivelato di essere stato affetto da un tumore alla tiroide fin dal 1972, durante della prima delle sue due edizioni di “Canzonissima”. Si può immaginare la preoccupazione di Baudo. Sembrava non ci fossero speranze di una cura definitiva e di una guarigione completa, ma per fortuna “il destino” gli è venuto incontro. Baudo infatti racconta che è stato proprio grazie all’esplosione di Chernobyl (avvenuta nel 1986) che è stato possibile trovare una cura per il tumore alla tiroide.

Una disgrazia enorme che mi è venuta in aiuto. Lo scoppio della centrale di Chernobyl mandò in aria il famoso sodio radioattivo. Il sodio radioattivo creò dei danni enormi, tutti i bambini nascevano grassi e senza tiroide. Un professore di Pisa andò a Chernobyl e visitò questi bambini. Fece un ragionamento logico, razionale: se i bambini colpiti dal sodio radioattivo nascono senza tiroide se io do agli ammalati di tiroide il sodio radioattivo, il sodio radioattivo distrugge la tiroide. Mi portarono a Pisa, dove c’erano tanti ricoverati come me e mi chiesero se volessi fare un’esperimento con loro. Accettai. Mi usarono come cavia. Ebbi coraggio, il coraggio dell’incoscienza.

A parte il fatto che Baudo fa un po’ di confusione perché la terapia è a base di iodio radioattivo (l’isotopo 131 iodio). Ma a parte questa inesattezza sembra proprio che sia grazie al “sacrificio” volontario di Pippo Baudo (e quello meno volontario dei residenti di Pripyat) che oggi è possibile curare il cancro alla tiroide con il 131 Iodio. Una volta in ospedale Baudo rimase in isolamento per sette giorni durante i quali gli venne somministrato il “sodio” radioattivo. Questo perché durante la terapia il paziente elimina attraverso le urine e le feci una gran parte della dose di 131 iodio somministrata. Però le cose non stanno proprio così come le racconta Baudo, non è vero che è stato “grazie” all’esplosione di Chernobyl che si è scoperto dell’utilità del radioiodio per la terapia antitumorale. Semmai è stato “grazie” ai test atomici condotti dagli USA nel deserto del Nevada perché i primi studi sulla cura del cancro alla tiroide con radioiodio sono stati condotti da Saul Hertz che negli Anni Quaranta ha introdotto la terapia per l’ablazione del cancro alla tiroide tramite l’utilizzo di iodio radioattivo. La massa tumorale tumore viene “bombardata” con lo iodio in modo da rendere possibile l’asportazione chirurgica.

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