Cultura e scienze

Perché il gorilla dello zoo di Cincinnati è stato abbattuto

Harambe, un gorilla di diciassette anni, è stato ucciso il 28 maggio allo zoo di Cincinnati dopo che un bambino di quattro anni, era riuscito a superare la barriera che delimita l’area del pubblico dalla zona dove vivono i gorilla. Il bambino è poi precipitato in un fossato alto tre metri dove è stato raggiunto dal gorilla maschio che lo ha avvicinato tra le urla spaventate della madre del piccolo. Dopo qualche minuto di panico tra gli spettatori della scena è intervenuto il team specializzato dello zoo che ha sparato ad Harambe, uccidendolo.
https://youtu.be/MmtCQCX7sFo

Non c’erano alternative per poter salvare la vita del bambino

Secondo il direttore dello zoo di Cincinnati l’esito era inevitabile dal momento che per sedare l’animale si sarebbe messa a rischio la vita del bambino dal momento che il gorilla avrebbe potuto agitarsi ulteriormente. Chi era presente sul posto dice però che il comportamento dell’animale sembrava “protettivo” nei confronti del bambino che, cadendo nel fossato, si era rimasto ferito procurandosi quelle che la madre Michelle Gregg ha poi definito contusioni e lievi escoriazioni. Anche nei video diffusi dopo l’incidente si vede Harambe avvicinarsi al piccolo in maniera tutt’altro che minacciosa mentre tenta di rimetterlo in piedi e lo porta in giro per la recinzione tra le urla della madre e dei presenti ormai in preda al panico. In molti quindi se la prendono con la mamma del bambino che in un attimo di distrazione ha perso di vista il figlio che è riuscito a superare la recinzione e ad avvicinarsi agli animali più del dovuto. C’è da dire che questo è il primo incidente del genere in 38 anni allo Zoo di Cincinnati ma che episodi simili si sono già verificati in passato in altre strutture (il più famoso allo zoo dell’Isola di Jersey). In quelle due occasioni però i gorilla si erano presi cura dei ragazzi difendendoli dal resto del branco. Non c’è però modo di dire se anche a Cincinnati l’intento di Harambe era quello di proteggere il bambino o se le cose avrebbero potuto finire in maniera più tragica. La squadra dello zoo preposta a risolvere questo genere di situazioni dopo un’attenta valutazione ha stabilito che il rischio che la situazione precipitasse era molto alto e così è stata fatta la scelta di abbattere l’animale. Il direttore della struttura ha però ammesso che al momento dell’intervento dei tiratori scelti il bambino non era sotto attacco da parte di Harambe. Inoltre l’esemplare di gorilla – nato in cattività – non aveva mai dato segni di aggressività. L’animale è stato abbattuto quindici minuti dopo, quando il pubblico era già stato fatto uscire dallo zoo.

Le accuse alla madre e la mancanza di una seconda recinzione di sicurezza

Ecco quindi che in molti, sopo la pubblicazione di uno screenshot preso dal profilo Facebook di Michelle Gregg dove la donna ringrazia Dio e tutti coloro che sono corsi in aiuto del figlio. Senza menzionare minimamente la morte di un animale innocente, come fanno notare in molti già abbastanza infuriati dal fatto che un gorilla sia morto a causa della “negligenza di una madre”.

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Lo screenshot tratto dal profilo Facebook della madre del bambino caduto nella recinzione dei gorilla a Cincinnati

Oltre a quelli che si chiedono se gli zoo siano davvero ancora utili e necessari a farla da padrone sono quelli che accusano la madre di aver di fatto causato la morte di Harambe. È anche vero che una madre non può avere occhi ovunque e un momento di distrazione può capitare a chiunque, ma più che prendersela con la direzione dello zoo che ha autorizzato l’abbattimento del gorilla, o che non ha delimitato adeguatamente l’area dei gorilla. Come ha fatto il bambino a superare la recinzione?
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La recinzione sembra essere molto bassa Fonte: DailyMail

Mancava infatti una seconda barriera per evitare incidenti del genere, probabilmente a Cincinnati speravano che il fossato fosse di per sé un deterrente utile e un dispositivo di sicurezza sufficiente. Tutti però puntano il dito contro Michelle Gregg che viene definita una madre irresponsabile che ha provocato con il suo atteggiamento una morte inutile.
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Sull’argomento è arrivata, puntuale come sempre, l’opinione di quella specie di OGM frutto dell’incrocio tra Michele Serra, Fabio Fazio e Massimo Gramellini che è Saverio Tommasi, inventore del Facebook dei buoni sentimenti e del buonismo. Il quale ci spiega che – dopo aver visto un video di poco più di un minuto – è giunto alla conclusione che il gorilla avesse ormai adottato quel bambino e che se probabilmente a Cincinnati ci fosse stato lui, sarebbe riuscito a sedare Harambe senza troppi problemi. Ma per Tommasi – che è genitore e quindi più vicino ai sentimenti di una madre – la colpa è degli zoo.
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C’è anche da dire che se animali del genere sono a rischio d’estinzione e quindi gli  zoo hanno una ragione di esistere dal punto di vista della conservazione della specie è perché i loro habitat sono stati distrutti dall’uomo. Al solito la realtà è davvero molto più complessa della fantasia e le responsabilità non sono solo della madre, dello zoo o di chi va a visitarli.