Cultura e scienze

Gli errori di Chi l'ha visto? sul caso di Tiziana Cantone

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Ieri Federica Sciarelli ha parlato a Chi l’ha visto? del caso di Tiziana Cantone, la donna che si è suicidata dopo essere stata oggetto per più di un anno delle attenzioni non richieste e non volute di molti utenti di Internet (e non solo). Di Tiziana è stato detto tutto e il contrario di tutto, che voleva sfondare nel mondo della televisione (o del porno), che è stata uccisa “dai maschi” (quando molte donne sono state tra le sue critiche più feroci) e che la colpa alla fine è tutta di Internet.
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Parlare di Tiziana Cantone è difficile, ma va fatto

Tiziana Cantone è passata dall’essere un meme, addirittura un jingle di Radio Dee Jay (Linus ha cercato di scusarsi senza far vedere che chiedeva scusa) ad essere un pretesto: per denunciare il maschilismo dilagante di certi luoghi della Rete, ma anche per fortuna di parlare di cose più serie come il cyberbullismo, ad esempio. Rimane il fatto che la Cantone è stata poco considerata come persona. Anche dei suoi aguzzini si è parlato sempre in modo generico e impersonale: “Internet”, “WhatsApp” oppure “i siti porno” dove il suo video era stato pubblicato. Non si sa invece, e non sono diventati meme o altro, chi sia chi ha girato il video o coloro che l’ha diffuso al di fuori della ristretta cerchia di amici di Tiziana che ne era in possesso. Ma tra tutte le cose che sono state dette e scritte sulla vicenda forse si poteva a meno del servizio andato in onda a Chi l’ha visto? ieri sera. Il punto non è che di Tiziana Cantone non si deve più parlare o che il suo nome non deve essere più fatto, è che come in tutte le cose c’è un modo “delicato” per farlo, affrontare la vicenda facendo servizio pubblico anche affinché non ci si trovi più parlare di episodi del genere senza risultare sguaiati e un altro invece che scade rapidamente nel trash. Ieri su Rai Tre hanno scelto questa seconda strada, la strada che porta dritta dritta al salotto domenicale di Barbara D’Urso. Non è certo un reato, né un crimine, continuare a mostrare il tormentone che ha reso “celebre” la Cantone, continuare a mostrare la valanga di insulti che ancora oggi vengono lanciati all’indirizzo della donna. A molti non è andato giù che la trasmissione della Sciarelli abbia utilizzato l’hashtag che rese “famosa” la Cantone per promuovere su Twitter l’intervista alla madre della trentunenne napoletana. La redazione della trasmissione si è giustificata spiegando che l’hashtag era diretto ai molti che ancora continuano ad usarlo
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Ed in effetti l’effetto di tutti quelli che – non necessariamente con cattiveria ma pensando di fare i simpatici – hanno ripetuto il tormentone del “bravoh” è piuttosto straniante. E tutti gli insulti e le “battute” fatte il giorno della morte di Tiziana sono uno dei punti più bassi dell’intera vicenda. Ma serviva davvero, per “introdurre” l’argomento mostrare un frammento del video, non censurando la faccia di Tiziana?

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Un frame del  famigerato video mandato in onda ieri sera da Chi l’ha visto? (la censura l’abbiamo messa noi)

Non si poteva parlare del video limitandosi a menzionarlo come è stato fatto ovunque? Del resto durante il servizio di foto di Tiziana, di quelle normali e non rubate ne sono state mostrate diverse, anche se uno non avesse saputo che faccia aveva prima di sintonizzarsi su Rai Tre ieri sera sicuramente si era fatto un’idea del suo aspetto. E dopo le parole della madre di Tiziana, che ha spiegato la lunga lotta della figlia per far rimuovere il video da Internet (lo stesso video che è stato mandato in onda) che bisogno c’era di dire che ci sono altri due video (oltre ai quattro in totale che sono emersi sul Web), che però non sono mai stati diffusi su Internet (e quindi sono forse rimasti privati come Tiziana voleva che fosse anche per quello del meme). Tiziana aveva dichiarato agli inquirenti che in totale i video sono sei, Chi l’ha visto però rischia di scatenare una nuova caccia ai video “inediti” così come appena si diffuse l’esistenza del primo video tutti se ne misero alla ricerca.
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Perché farci fare il tour nella tavernetta dove la trentunenne è stata trovata morta, mostrando l’attrezzo da ginnastica dove la zia di Tiziana l’ha trovata quel pomeriggio. Addirittura adombrando la possibilità che si sia trattato di un omicidio con quel “sono state rilevate le impronte sull’attrezzo?” che lascia aperta la porta a “misteri” sui quali però gli inquirenti non si sono mai espressi.
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L’intendo della Sciarelli era nobile: mostrare le conseguenze di certe azioni per cercare di scuotere le coscienze di coloro che hanno contribuito a rendere Tiziana un meme; spiegando cosa significa condividere materiale illecito (sia di maggiorenni che di minorenni) e facendo vedere quanto stupide e letali siano state tutte quelle parodie fatte su Tiziana Cantone. C’è da dire che certe cose si poteva evitare di farle vedere, perché una cosa è raccontare la sofferenza della Cantone e della sua famiglia, un’altra è indulgere un po’ troppo a lungo e con troppo compiacimento in alcuni dettagli decisamente trash.