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Le 8 vittime della frana di Ischia: tra di loro anche un bimbo di 21 giorni

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Frana Ischia

Mentre si continua a scavare nel fango. Mentre le lacrime dei familiari di coloro i quali hanno perso la vita e di chi ancora risulta essere ancora disperso. Mentre la politica ha iniziato il classico balletto di responsabilità con gli altrettanto classici giri di valzer di accuse. Mentre Ministri della Repubblica italiana si prendono la scena annunciando bilanci che poi sono stati rapidamente (e laconicamente) smentiti. Mentre accade tutto ciò, sono stati resi noti i nomi delle 7 vittime accertate della frana di Ischia, mentre ancora non è stata resa nota l’identità del corpo senza vita dell’uomo individuato questo mattina.

Frana Ischia, i nomi delle 7 vittime (mentre si cercano 5 dispersi)

Nel corso della tarda serata di domenica 27 novembre, sono stati resi i nomi delle 7 vittime accertate (con il bilancio che è salito a 8 questa matina) dopo la frana di Casamicciola: due donne, due uomini e tre bambini (tra cui un neonato): Eleonora Sirabella (la prima a esser ritrovata) di 31 anni, i fratelli Francesco Monti (2011) e Maria Teresa Monti (2016), Maurizio Scotto di Minico (1990), Giovanna Mazzella (1992) e Giovangiuseppe Scotto Di Minico (nato solamente 21 giorni prima del suo ritrovamento senza vita) e la 58enne di origine bulgare Nikolinka Gancheva Blangova.

Nomi che sono il simbolo della tragedia provocata dalla frana Ischia. Il tutto mentre i vigili del fuoco e le forze dell’ordine continuano a scavare nel fango per cercare gli altri 4 dispersi (3 fanno parte dello stesso nucleo familiare). Famiglie che sono andate in frantumi, con vittime e persone che non hanno ancora risposto agli appelli. Storie e vite spezzate da quell’ammasso di acqua e fango che si è staccato dalla terra dell’isola campana e ha trascinato con sé tutto e tutti, provocando crolli e impatti devastanti che hanno – ancora una volta – colpito una comunità che da tempo è alle prese con i classici problemi.

“Mi trovo a parlare di prevenzione solo durante le emergenze, è drammatico a tutti i livelli. Oggi siamo qui a parlarne perché purtroppo c’è una tragedia. Dobbiamo ampliare il tema delle discussioni anche quando non siamo all’interno di un evento drammatico. C’è anche la prevenzione strutturale. O noi mettiamo in sicurezza le nostre infrastrutture, oppure è evidente che non è sufficiente”.

Così Fabrizio Curcio, capo della Protezione Civile, ha parlato ieri sera a “Che Tempo che fa”. L’esatto emblema del nostro Bel Paese: parlare di prevenzione solo dopo che la tragedia è avvenuta. Per poi dimenticarsi e tornare a piangere alla prossima.

(Foto IPP/felice de martino)