Economia

La retromarcia sulla flat tax per le partite Iva

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Una retromarcia sulla flat tax per le partite IVA è in arrivo. La norma che prevede che chi ha ricavi fino a 65 mila euro possa beneficiare da quest’anno di un forfait Iva-Irpef-Irap del 15 per cento e che è costata 2 miliardi l’anno è stata un flop. Spiega oggi Roberto Petrini su Repubblica che se ci si limita ad esempio ai primi tre mesi di quest’anno, periodo in cui si tengono a battesimo numerose nuove contabilità, emerge che le nuove partite Iva che sarebbero dovute spuntare come funghi sono state solo 18.538 rispetto all’anno precedente quando ancora non c’era la mini flat tax. Per questo si valuta una retromarcia:

Sulla mini flat tax ancora nulla è deciso ma ieri il neo viceministro del Tesoro Antonio Misiani ha sottolineato in un convegno della Cna che sul tema è stata avviata una “riflessione”: nulla trapela ma non è affatto escluso che si possa arrivare alla cancellazione della misura e alla sostituzione con incentivi meno radicali.

Quello che sembra sicuro per il momento è che il secondo step della mini flat tax, la cui partenza è prevista per il 2020, sarà annullato: se non ci sarà la volontà politica ci penserà Bruxelles che sta valutando – come ha ricordato la viceministra del Tesoro Castelli ieri – la misura in base alla quale i ricavi crescono a 100 mila euro e viene introdotto un secondo scaglione del 20 per cento.

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Flat tax e partite IVA (La Repubblica, 15 maggio 2019)

La viceministra Castelli ieri ha parlato a Italia Oggi e ha anche annunciato che non ci saranno tasse sui contanti.

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