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Fabio Gaudenzi: la resa di Rommel nel nome di Piscitelli

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«Se parla è perché ha paura che se lo fanno»: dopo la smargiassata dei Fascisti di Roma Nord Fabio Gaudenzi si trova nel carcere romano di Rebibbia  con l’accusa di possesso di arma da fuoco, una mitraglietta e una revolver 357. Ma è quello che ha detto nei video postati su Youtube con una 357 Magnum in pugno prima di essere prelevato dalla polizia che interessa gli inquirenti e fa anche tremare un pezzo di mala romana.

Fabio Gaudenzi: la resa di Rommel

I video e non il video perché, scrive oggi il Fatto Quotidiano, c’è un altro filmato che Gaudenzi ha messo on line, nel quale rivela ulteriori dettagli sull’omicidio di Diabolik Piscitelli:  “Faremo di tutto per vendicarti Fabrizio, sto consegnando al diavolo una lista di nomi di donne, uomini, giovani, vecchi, che in 30 anni hanno pensato bene di comportarsi da merde nei nostri confronti, partendo da quell’infame di vecchia che sta sull’Ardeatina, o come Claudio Oggiaro, Filippo Maria Marchi e tanti altri, tra cui il maresciallo della caserma de Le Rughe (…). Avete tutti tre mesi di tempo per lasciare la nostra città, dopodiché il diavolo vi verrà a cercare, e se sarete a Roma, non morirete solo voi, ma anche i vostri cari…”.

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Dall’ordinanza Mondo di Mezzo

Gaudenzi dice di conoscere i mandanti dell’omicidio dell’ex ultras laziale al Parco degli Acquedotti di Cinecittà. E tra le intercettazioni di Mafia Capitale ce n’è una che racconta come alle 11.17 del 16 giugno 2014 Gaudenzi viene invece intercettato mentre parla di affari con un capo del gruppo degli albanesi a Roma: non usa il cellulare ma una linea fissa del Burundi. Tra le piste dell’omicidio Piscitelli ce n’è una che porta in Albania.

Fabio Gaudenzi e Mafia Capitale

Rommel, spiega oggi Carlo Bonini su Repubblica, si è consegnato perché sapeva di essere nel mirino e per questo ha messo in scena il video in stile ISIS. Di più:  si era convinto di essere il prossimo. Che anche per lui, il tempo stesse per finire. Meglio dunque consegnarsi al “Diavolo” con un paio di armi da guerra, rivendicando la purezza “nera” del tempo che fu, e tirandosi dietro un po’ di «infami» , piuttosto che finire come “Diabolik” su una panchina dei giardinetti con un proiettile in testa.  Condannato con rito abbreviato a 2 anni e 8 mesi per usura — un episodio del 2014 ai danni di un imprenditore dal quale si fece promettere interessi pari a 3mila euro mensili, a fronte di un finanziamento di 30mila, con un tasso del 120% annuo — ma senza l’aggravante mafiosa, Gaudenzi è citato più di cinquecento volte nell’ordinanza Mondo di Mezzo.

Già attivista all’interno della galassia dell’estrema destra degli anni 80/90, militando, dapprima, nel 779 gruppo inserito all’interno della tifoseria romanista, denominato “Opposta Fazione” e, successivamente, nel “Movimento Politico Occidentale” di Maurizio BOCCACCI, Fabio GAUDENZI è stato coinvolto, con altri esponenti di quel mondo, in numerose rapine ai danni di istituti di credito, tra le quali quella perpetrata, in data 23 giugno 1994, presso la Banca Commerciale Italiana, sita in Roma, in via Isacco Newton, n.78, ove rimasero uccisi – a seguito di conflitto a fuoco – il rapinatore Elio DI SCALA, inteso “Kapplerino”, e la guardia giurata Alfonso TORTORELLA, in servizio presso il citato istituto di credito.

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Rimasto anch’egli gravemente ferito al collo, veniva arrestato e condannato per omicidio doloso e rapina, mentre altri tre complici riuscivano a darsi alla fuga. Per quell’evento delittuoso, veniva sottoposto a fermo di polizia giudiziaria anche Riccardo BRUGIA, in quanto ritenuto tra i responsabili che erano riusciti a fuggire. Quest’ultimo, tuttavia, dopo una breve reclusione, è stato scagionato completamente da ogni accusa. In data 04.04.2012, GAUDENZI, dopo un lungo periodo di detenzione (in parte scontato in regime di arresti domiciliari presso il residence V HOUSE di largo di Vigna Stelluti, n.18, per consentirgli di sottoporsi alle cure mediche necessarie a eliminare le conseguenze fisiche riportate a seguito del conflitto a fuoco verificatosi durante la rapina), veniva definitivamente rimesso in libertà.

In una serie di intercettazioni dell’epoca definiva Carminati come “un grande personaggio”, “un pezzo da novanta”, il “capo dei capi”, evidenziava il legame profondo al circuito criminale in esame: “cioè loro so i miei amici so quelli che … ce so cresciuto, capito?”. Per Gaudenzi la capacità criminale der Cecato risiedeva, soprattutto, nell’aderenza a codici prudenziali (“è anche il non dare vantaggi”) che avrebbero impedito, in caso di cattura, che si potesse risalire a una catena di condotte illecite (“cioè c’è gente che viene presa pe na cosa poi je trovano altri cento reati .. da attaccare capito”). Sempre nell’ordinanza si scrive che Gaudenzi «appariva, altresì, consapevole che l’appartenenza a quel circuito criminale così qualificato aveva oltremodo aumentato il suo prestigio delinquenziale. Infatti, lo stesso, nel raccontare il suo ingresso nel carcere romano di Regina Coeli all’indomani dell’arresto per la rapina compiuta in via Isacco Newton, non mancava di sottolineare come proprio grazie all’appartenenza a quel mondo di “criminalità politica” (“era molto politica il tuo .. la tua cosa eh?”) e, soprattutto, l’aver partecipato a una rapina con Elio DI SCALA, alias “Kapplerino”, definito come uno degli uomini di CARMINATI (“si perché .. papà comunque cioè .. Elio era Elio eh … Elio era uno de Massimo), aveva fatto sì che “tanti vecchi amici e anche persone che anche non conoscendo però sapevano..” gli offrissero “solidarietà”, all’interno delle mura carcerarie». Non male, per uno che vuole respingere l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso.

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