Economia

L’errore nella legge sul reddito di cittadinanza è di Di Maio

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L’errore nella legge sul reddito di cittadinanza c’è. Lo ha ammesso ieri il ministero del Lavoro, confermando il contenuto dell’articolo di Repubblica che ne parlava: nel punto in cui fissa la scala di equivalenza per calcolare quanto spetta a ciascuna famiglia, in base ai componenti: minori, maggiori, disabili. La legge di fatto esclude dal sussidio gli adulti diversi dal richiedente.

L’errore nella legge sul reddito di cittadinanza è di Di Maio

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Reddito di cittadinanza, il confronto tra testi (La Repubblica, 5 aprile 2019)

Il ministero di Di Maio ha però fatto sapere che l’errore di trascrizione è stato fatto dagli «uffici parlamentari sull’emendamento approvato in commissione», ma in realtà non è così: l’Atto Camera 1637 A/R, alla pagina 104 è corretto. Il pasticcio, spiega ancora oggi Repubblica, avviene dopo. Al momento della pubblicazione in Gazzetta ufficiale, quando si ricompone il cosiddetto “testo coordinato”, mettendo insieme le parti originali del documento e quelle cambiate durante l’iter parlamentare. Qui il comma 4 esce senza una riga.

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Reddito di cittadinanza, il confronto tra testi (La Repubblica, 5 aprile 2019)

È stato quindi l’ufficio legislativo del dicastero guidato da Di Maio a fare materialmente l’errore. Lo stesso che nel luglio scorso si lasciò sfuggire la relazione tecnica al decreto dignità che prevedeva come effetto 8 mila disoccupati in più per quest’anno. Attualmente  i testo — legge dello Stato dal 29 marzo, giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale numero 75 — di fatto esclude dal sussidio i componenti maggiorenni diversi da chi ha fatto domanda di reddito. Riservandolo solo ai minori e appunto ai disabili. Un’assurdità da correggere in fretta.

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