Cultura e scienze

Due balle sulla Brexit: il voto dei giovani e le ricerche su Google dopo il voto

Giovanni Drogo|

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L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea è senza dubbio un argomento appassionante e la vicenda è ricca di colpi di scena, dichiarazioni d’indipendenza, sfide verbali all’ultimo sangue e pugnalate alle spalle che nemmeno un’intera stagione di Game of Thrones. Il tutto ovviamente è condito con una sana e robusta dose di inganni utilizzati dai vari protagonisti per manovrare l’elettorato e raggiungere lo scopo prefissato. Incredibilmente poi la Brexit è riuscita a rendere eccitante il concetto stesso di Unione Europea: nemmeno durante la crisi del debito greco si era parlato così tanto di Europa.

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L’exit poll ovviamente non tiene conto di chi non è andato a votare

Mancano dati certi sull’astensione giovanile

Il voto referendario britannico ha assunto contorni leggendari,

fonte: Guardian.com

Si tratta di un sondaggio effettuato quasi due mesi e mezzo prima del voto, però la tendenza dei giovani a disertare le urne – vuoi per disinteresse nei confronti della politica vuoi per altri motivi che non sappiamo – è evidenziato anche da questo pezzo di Abby Tomlinson per la CNN. Di fatto però non ci sono prove sufficienti che i giovani avrebbero avuto la possibilità di salvare l’Unione, così come non ce ne sono riguardo al fatto che hanno disertato in massa le urne.
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Gli inglesi che si chiedono cosa sia la Brexit il giorno dopo il referendum

Altra storia interessante che è molto piaciuta sui social: quella di Google Trends che “rivela” un picco delle ricerche su Google per informazioni riguardo l’Unione Europea e il significato della Brexit il giorno dopo le votazioni. Per molti questa è stata “la prova” che la democrazia non funziona, che gli elettori votano senza sapere davvero cosa stanno per decidere e che non si informano abbastanza. Corollario: abolire la democrazia. Il punto è che i grafici di Google Trends che tanto hanno eccitato la fantasia di coloro che non sono in grado di accettare l’esito della volontà popolare non dicono esattamente tutta la verità. Come spiega Danny Page su Medium è necessario guardare al contesto e vedere che “quell’enorme picco di ricerche” sulla Brexit il giorno dopo il referendum del 23 giugno è solo una goccia nel mare delle ricerche effettuate su Google in Regno Unito quel giorno. Confrontatele con le query per Game of Thrones (si avvicinava l’ultimo episodio della sesta stagione) o i Campionati Europei, mediamente le ricerche sull’UE o la Brexit sono davvero poche. Ma c’è di più, Remy Smith spiega la portata reale di quel dato. Partendo dal presupposto che secondo i giornali le ricerche su “cosa sia la UE” sono triplicate nel giorno dopo il referendum in realtà stiamo parlando delle ricerche effettuate da appena mille persone. Nel mese precedente al voto infatti poco più di ottomila britannici avevano googlato la chiave di ricerca, il che fa all’incirca 260 persone al giorno. Un po’ poco tenendo conto che stiamo parlando di una popolazione di sessanta milioni di abitanti e di 17 milioni di votanti che si sono espressi a favore del Leave.