Cultura e scienze

Cosa succede quando butti il tuo pesce rosso in un lago

alga amazzonica torino po - 1

Ci sono specie animali e vegetali che una volta inserite in un ambiente naturale estraneo a quello d’origine possono diventare infestanti e dannose. Senza tirare fuori la leggenda metropolitana del coccodrillo bianco che abita le fogne di New York basti pensare al gambero di fiume americano (o gambero rosso della Lousiana) che ha fatto capolino anche nei nostri corsi d’acqua ed al quale è stato subito appiccicato l’appellativo di “gambero killer”. A Roma e a Genova sono molto famosi invece gli stormi di parrocchetti. Qualcosa del genere è successa anche a Torino dove lungo le sponde dei Murazzi è comparso il Myriophyllum aquaticum un’alga originaria del Rio delle Amazzoni e chiamata comunemente millefoglio acquatico.

La fioritura dell’alga del Rio delle Amazzoni a Torino

L’alga infestante aveva fatto la sua comparsa già verso fine luglio grazie all’innalzamento delle temperature e alla costruzione della diga che ha rallentato il corso dell’acqua consentendone la proliferazione. Il problema è tale che nei giorni scorsi una task force di volontari, guidata dalla sindaca Chiara Appendino e da alcuni assessori è scesa in acqua per dare una prima ripulitura al fiume. Si è trattato di un primo intervento che, si sapeva fin dal principio, non ha consentito la completa eradicazione dell’alga. Per questo motivo nei prossimi giorni è previsto un secondo passaggio ma l’ARPA avverte i torinesi a non procedere con il fai da te. L’estirpazione del millefoglio acquatico deve infatti essere operata secondo una procedura precisa, in modo tale da evitare il propagarsi dell’alga lungo il corso del fiume. In un comunicato l’Agenzia regionale per l’ambiemente invita la cittadinanza a non provvedere in maniera autonoma alla pulizia del fiume:

È doveroso segnalare che, date le caratteristiche ecologiche della specie e in particolare la sua capacità di riprodursi vegetativamente
mediante il meccanismo della frammentazione di piccole parti che fanno nascere nuovi individui, qualsiasi intervento di eradicazione va effettuato in modalità controllata e con corretto smaltimento.

Come ci è finita l’alga amazzonica nel Po

Un lavoro meticoloso e preciso, esattamente come aveva fatto il Comune l’11 agosto scorso. Ma come ci è finita un alga originaria del Rio delle Ammazzoni in Piemonte? A quanto pare il vettore della diffusione sono stati gli appassionati di acquari. Il Myriophyllum aquaticum è infatti una specie comunemente usata per ossigenare gli acquari ed è venduta in tutti i negozi specializzati. Probabilmente qualche incauto (o incosciente) amante dei pesci tropicali ha svuotato l’acqua della vasca nello scarico (o direttamente nel fiume) e così la pianta ha fatto il suo ingresso nelle acque della città. Non sempre infatti le specie invasive scappano da allevamenti (ad esempio nel caso delle nutrie) oppure vengono introdotte dall’uomo come fonte di cibo (il caso delle lepri in Australia), molte volte sono i comuni cittadini – per disinteresse o ignoranza – a favorire l’arrivo di specie alloctone nell’ecosistema. Un caso simile è quello riferito dal Washington Post che racconta la storia dei pesci rossi liberati nei fiumi in Australia.


L’innocuo animaletto da boccia di vetro una volta liberato in un’ecosistema dove non ha nemici naturali riesce a crescere e a svilupparsi fino a raggiungere dimensioni considerevoli (considerando quelle cui siamo abituati a vederlo solitamente). Questo pone un serio rischio per la fauna e le specie vegetali autoctone. Inoltre c’è la questione delle patologie cui sono affetti i pesci rossi che rischiano di contaminare gli altri animali acquatici. Insomma, prima di buttare un’alga o un pesce in un fiume o di liberare un animale in “natura” pensateci bene, perché la natura potrebbe non essere pronta per lui.