Cultura e scienze

Il Corriere vuole cacciare Varoufakis (perché parla troppo con la stampa)

«Il caso del superministro Varoufakis. Tsipras ora chiede silenzio»: noi non sappiamo se davvero il governo greco ha deciso di fare a meno di Yanis Varoufakis perché troppo verboso (mi sa che anche questa è un’invenzione), ma il Corriere della Sera ne è certo.
varoufakis corriere 1

In Europa è diventato un sex symbol, impazza persino tra i terribili tedeschi. In Grecia tutti sanno a che ora esce di casa ogni mattina, dove va a fare jogging, come passa i weekend. Il ministro delle FinanzeYanis Varoufakis è unidolo, e gli idoli non hanno ilposto fisso.Ieri è tornato a Bruxelles preceduto dalle polemiche per la sovraesposizione mediatica che sta aggiungendo incomprensioni ed elettricità a un negoziato sempre più teso.
Nei giorni scorsi era stato preso di mira da I Avgi, il quotidiano della sinistra radicale del premie rAlexis Tsipras (Varoufakis siede nella maggioranza diSyriza da indipendente):«Yanis, non strafare. L’economia deve far quadrare i conti, ma anche risparmiare le parole».
I grandi giornali non rinunciano a commenti ironici e vignette sull’ubiquità del ministro superstar che compare in tv a tutte le ore e nelle pause interviene alla radio. E in un’intervista sull’ultimo numero del settimanale tedesco Der Spiegel lo stesso Tsipras ha ribadito quella che è sempre stata la linea indicata alla squadra: «Ho chiesto meno annunci e più azione a tutti gli esponenti del governo, non solo a Varoufakis».

E poi:

Le voci di un ridimensionamento del ruolo di Varoufakis nel negoziato europeo a favore del vicepremier Yannis Dragasakis, alimentate ieri dal ministro delle Finanze irlandese Michael Noonan, sono state subito smentite con forza: Dragasakis ha sempre avuto un ruolo di supervisore esteso alle questioni finanziarie e partecipa regolarmente alle riunioni dell’Eurogruppo. Il governo fa quadrato, anche con comunicati dai toni forti che denunciano tentativi di demolire il profilo del professore marxista esperto di teoria dei giochi, finito al centro della tempesta perfetta: «Yanis Varoufakis è il nostro ministro delle Finanze. Se all’estero vogliono qualcuno che dica sempre sì come il suo predecessore Gikas Hardouvelis (che proprio in questi giorni ha ammesso di aver portato soldi oltreconfine nel 2012, ndr), resteranno delusi».

Insomma, Varoufakis parlerebbe troppo. Come nell’occasione del referendum sull’euro, che il Corriere ha inventato domenica e, ci ha spiegato lunedì, non ha rettificato perché tanto anche se non intendeva quello, alla fine intendeva quello. E pazienza se lo stesso Varoufakis ha detto la sua al Fatto sull’incidente editoriale chiamando in causa proprio il Corriere:

Il ministro se ne è detto  “scioccato” aggiungendo appunto che “si è trattato di una grave incomprensione, spero non intenzionale” e di “standard di giornalismo molto bassi”. Varoukafis, che già domenica aveva smentito l’affermazione a stretto giro, ha quindi spiegato che il giornalista che lo ha intervistato gli aveva fatto una domanda ipotetica sull’eventualità che ”l’Eurogruppo potesse rifiutare tutte le riforme proposte dalla Grecia”.
Dopo aver spiegato che riteneva improbabile l’ipotesi, “perché l’Eurogruppo ha già approvato alcune riforme”, ha raccontato che “il giornalista ha insistito ed io ho risposto che in quell’improbabile caso ci saremmo rivolti al popolo con un referendum o elezioni”. Il ministro ha quindi sottolineato che  “chi mi ha intervistato è un professionista perbene, ma probabilmente qualcuno nel board editoriale ha deciso che il ministro greco delle Finanze doveva aver chiesto un referendum sull’euro.
E’ stato un giorno molto triste nella storia del giornalismo, ma non dovremmo dargli l’ossigeno della pubblicità che non merita”. Non solo. Secondo Varoufakis “qualche dirigente del Corriere della Sera dovrebbe sentire la necessità di scusarsi: leggete il testo dell’articolo, rispondo alla domanda altamente ipotetica se ‘tutte le nostre proposte saranno respinte’. Ma finora nessuna è stata respinta e vi assicuro saranno tutte accettate”. Il ministro ha quindi concluso che “sarà un bel giorno per il giornalismo” quello in cui “non ci sarà la stupida volontà di fare distorsioni“.

Alla fin fine comunque a via Solferino hanno ragione: è meglio che Varoufakis la smetta di parlare. Per lo meno, con il Corriere.

Leggi sull’argomento: Come è finita la bufala di Varoufakis e del referendum sull’euro