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La strana storia del clochard accoltellato per il crocifisso a Termini

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In principio era una banale notizia di cronaca passata quasi del tutto inosservata. Poi un piccolo dettaglio, e la risonanza degli attacchi terroristici contro i cristiani in Sri Lanka, l’ha fatta diventare un caso. La storia è quella di un accoltellamento avvenuto a Piazza dei Cinquecento, fuori dalla Stazione Termini a Roma. A riportare la notizia ieri era solo Roma Today che parlava di una lite iniziata a bordo di un autobus e proseguita nel piazzale.

Cosa è successo a Piazza dei Cinquecento sabato mattina

I fatti sono questi: sabato mattina un uomo di 37 anni, di origini marocchine, ha ferito alla gola un 44enne georgiano dandosi alla fuga lungo Corso Cavour prima di essere bloccato dagli agenti della Polizia di Stato. L’arrestato dovrà rispondere dell’accusa di tentato omicidio, il ferito è stato trasportato in ospedale e se la caverà con una prognosi di 21 giorni. Il comunicato pubblicato su Facebook dalla Questura di Roma dà la notizia precisando che la lite tra i due era iniziata a bordo di un autobus (un mezzo della linea 64) ed è poi degenerata con l’aggressione. Ad avvertire gli agenti è stato proprio il cittadino georgiano che ha dichiarato di essere stato aggredito da un uomo che si stava già dando alla fuga dopo aver gettato l’arma (un coltello).

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I fatti come riportati dalla Questura di Roma in un comunicato pubblicato su Facebook

I contorni della vicenda sembra essere quelli di una lite per futili motivi, tanto più che i due sembrano essere entrambi senza fissa dimora. Ad un certo punto però si diffonde la notizia, battuta da agenzie di stampa come AdnKronos e Dire, che l’aggressione è iniziata perché il magrebino aveva scambiato la vittima “per un italiano” e che tutto era iniziato perché la persona rimasta ferita indossava al collo un crocifisso. Due dettagli che però non vengono nemmeno menzionati nel comunicato della Questura che invece continua a parlare di una rissa per futili motivi.

Perché tutti parlano del crocefisso?

I pm della Procura di Roma contestano il tentato omicidio con l’aggravante dell’odio religioso al cittadino marocchino ma la dinamica dinamica di quanto avvenuto sabato mattina è ancora tutta da accertare. A creare l’equivoco è stata la vittima che avrebbe fornito due versioni diverse. Come riporta l’ANSA il cittadino georgiano avrebbe riferito ai medici del pronto soccorso che l’intenzione del marocchino era quella di rubargli la catenina con il crocifisso mentre agli inquirenti ha spiegato che l’aggressore avrebbe motivato il gesto a motivi religiosi. Al pm Alberto Galanti, titolare dell’indagine, la vittima ha detto che il marocchino avrebbe fatto riferimento alla religione cattolica. Insomma la dinamica dei fatti è tutt’altro che chiara. AdnKronos riporta inoltre oggi la versione di un testimone oculare che ha riferito che l’aggressore «ha gridato ‘italiano cattolico di merda’ e poi lo ha colpito alla gola».

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Credits: I 49 milioni della Lega via Facebook.com 

A quel punto una notizia relativamente poco importante è diventata ottimo materiale per la propaganda di Salvini che questa mattina ha reso noto che un marocchino ha accoltellato un uomo col crocifisso alla stazione Termini di Roma facendo ovviamente sapere di aver preso immediatamente i dovuti provvedimenti «Scrivo a tutti i prefetti e questori – annuncia Salvini – per aumentare controlli e attenzione in luoghi di aggregazione di cittadini islamici, per prevenire ogni tipo di violenza contro cittadini innocenti». Insomma la solita storia di Salvini che come al solito ci informa di tutti i crimini degli immigrati e poi ci fa subito sapere che sta già provvedendo a ristabilire l’ordine e la sicurezza con una direttiva che tutto sommato non risolve il problema.

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Anche perché il responsabile era già stato arrestato dagli agenti prima ancora che Salvini decidesse di “agire”. Non si è fatta attendere nemmeno la reazione del MoVimento 5 Stelle che in una nota risponde alle accuse di Salvini puntando il dito contro il Viminale: «il problema ce lo abbiamo in casa, non è che scrivendo una lettera o una circolare si risolvono le cose. Bisogna fare di più sui rimpatri che sono fermi al palo». E così il ciclo della notizia è completo. Tutto sulla pelle di un poveraccio che ha avuto la fortuna di essere accoltellato e la discutibile “fortuna” di aver addosso un crocefisso al momento dell’aggressione.

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Le raffinate analisi geopolitiche, quelle belle

Non manca poi Tommaso Longobardi, addetto alla comunicazione di Giorgia Meloni che parla già di persecuzione dei cristiani in Italia e che denuncia l’avanzata “indisturbata” del fondamentalismo islamico.

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