Cultura e scienze

Il bluff di Renzi sul piano di Juncker

Il piano da 300 miliardi di investimenti pubblicizzato da Jean Claude Juncker è aria fritta. Ma soprattutto, come spiega oggi Franco Bechis su Libero, c’è un problema di fondo. Forse per l’Italia potrebbe essere non troppo conveniente. La quota italiana dei 300 miliardi, spiega su Libero, sarebbe vincolata alle regole della finanza pubblica europea, quelle che valgono per i fondi strutturali: le cifre sono messe a disposizione in caso di co-finanziamento da parte dei paesi.

Per potere usare quei fondi sviluppo bisognerebbe averne dunque in cassa, e questo non sembra al momento il caso dell’Italia, che già tanta fatica compie ad utilizzare i fondi strutturali classici. C’èun limite in più che renderà assai più difficile per Roma piuttosto che per qualsiasi altro Paese europeo (Grecia a parte), accedere a quella iniezione di liquidità promessa dal presidente della commissione europea: quei 300 miliardi in gran parte sono destinati ad aumentare il livello di debito pubblico dei Paesi che ne usufruiscono.

E qui si capisce perché dovrebbero diventare non molto appetibili per l’Italia:

Perché serviranno sì a finanziare le grande infrastrutture europee nei settori più avanzati, unendosi a finanze pubbliche e private, ma per quasi due terzi secondo il piano Junker saranno garantiti da prestiti della Banca europea degli investimenti. Per le regole di contabilità pubblica contenute in Sec05 i finanziamenti della Bei ricevuti dai vari Stati nazionali debbono essere classificati all’interno del debito pubblico dei vari Paesi esattamente come i prestiti che dovessero essere erogati agli Stati dal Fondo monetario internazionale. I finanziamenti pubblici della Bei rappresentano buona parte della quota diversa dalla emissione di titoli di Stato di cui è composto il debito pubblico italiano (un capitolo che riunisce anche altre categorie di prestiti e che oggi ammonta a poco meno di 150 miliardi di euro).

Ecco allora che il piano di investimenti potrebbe rivelarsi anche piuttosto presto un grande bluff. Nonostante Renzi, non saranno le infrastrutture a salvarci. E quindi rimangono due indiziati per farlo: Draghi o la trojka.