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Una classe di vaccinati per il bimbo con la leucemia di Treviso?

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«Non è la famiglia del bambino immunodepresso che deve attivarsi. È la scuola che deve organizzare le proprie classi in modo tale che lui possa partecipare tranquillamente alle lezioni senza correre rischi. E questo sarà possibile solo creando una sezione formata esclusivamente da alunni che sono stati regolarmente vaccinati. Così sarà. Non c’è alternativa»: le parole di Barbara Sardella, dirigente dell’Ufficio Scolastico di Treviso, dette oggi al Gazzettino testimoniano la ricerca di una soluzione per la vicenda del bambino di otto anni che ha ricevuto un trapianto di midollo a causa di una leucemia mielode acuta e che però non può andare a scuola perché ci sono alunni non vaccinati nella sua classe.

Una soluzione per il bimbo che non può andare a scuola per colpa dei no-vax?

La vicenda è stata rivelata su Facebook da Oriana Maschio, medico di famiglia che abita a Castelfranco Veneto: “Il bambino esiste, va in giro con la mascherina, e il problema si pone quando rientrerà in classe e verrà affrontato, credo, con tutta la chiarezza possibile dai suoi genitori”. Per la dottoressa trevigiana “il fatto è paradigmatico, e sono indignata per queste opinioni che circolano, sproloqui non basati sull’evidenza scientifica, sfruttati da certi politici, e non possiamo più dare spazio all’idiozia”. La vicenda ricorda quella di una bambina della provincia di Treviso, trapiantata e con deficit immunitario, che non ha potuto frequentare la scuola dell’infanzia perché in classe c’erano due bimbi non vaccinati che avevano contratto la varicella. La madre della piccola per questa vicenda ha sporto denuncia alla magistratura.

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«Le scuole sono obbligate a rispondere alle necessità degli alunni immunodepressi organizzando classi di soli vaccinati. Lo prevede la stessa legge –mette in chiaro la dirigente dell’ufficio scolastico provinciale parlando ancora con il Gazzettino – Certo, a livello organizzativo può non essere semplice. Soprattutto quando gli istituti hanno un’unica o comunque poche sezioni. Ma la cosa va fatta. Ripeto: la stessa legge prevede delle soluzioni organizzative per questi casi». Nella scuola del bambino attualmente ci sono due sezioni: in una ci sono cinque alunni non vaccinati, in un’altra ce ne sono tre. Intanto la pediatra del bimbo, raggiunta dal Corriere della Sera, assicura che i genitori stanno cercando una soluzione. «C’è un po’ di tempo per trovare una via d’uscita, perché gli oncologi ancora non hanno dato il “via libera” al ritorno del piccolo a scuola. Ci vorranno alcune settimane». Nel frattempo, lui scalpita. «Ogni volta che lo incontro mi dice che non vede l’ora di rimettersi a sedere sul banco, accanto ai suoi amichetti. Rivuole semplicemente la sua vita, la vita di un qualunque bambino della sua età. Ma qualcuno, per timori assurdi, gliela sta negando».

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