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Chiara Appendino condannata a un anno e mezzo per Piazza San Carlo

Chiara Appendino è stata condannata per la vicenda di Piazza San Carlo. La sindaca di Torino era a processo con rito abbreviato

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Chiara Appendino è stata condannata per la vicenda di Piazza San Carlo. La sindaca di Torino era a processo con rito abbreviato

Chiara Appendino condannata a un anno e mezzo per Piazza San Carlo

La pubblica accusa aveva chiesto un anno e otto mesi di reclusione. Come riporta Repubblica Torino la sindaca è stata condannata in seguito all’accusa di disastro, omicidio e lesioni colpose:

Nel processo, oltre alla sindaca, hanno ricevuto la stessa condanna il suo ex capo di gabinetto Paolo Giordana, l’allora questore Angelo Sanna, l’ex presidente di Turismo Torino (l’agenzia che prese in carico la creazione dell’evento) Maurizio Montagnese, ed Enrico Bertoletti, professionista che si occupò di parte della progettazione. Per tutti l’accusa è di disastro, omicidio e lesioni colpose

Per il pubblico ministero Pacileo la sindaca Appendino “non ebbe solo un ruolo politico ma anche gestionale”. La sindaca ha commentato la sentenza con un post su Facebook:

Come sapete, ho sempre cercato di comunicare con tutti voi in modo diretto e sincero.
E così vorrei fare anche in questo giorno difficile.
Il 3 giugno del 2017, durante la proiezione della finale Juventus-Real Madrid, una banda di quattro rapinatori, armati di spray urticante, si introdusse in mezzo alla folla e lo spruzzò per rubare collane e orologi preziosi. Questo gesto scellerato scatenò il caos che portò a molti feriti e alla morte di due persone. I quattro sono già stati condannati a 10 anni per omicidio preterintenzionale, anche in appello.
Oggi, in un altro processo, la stessa Giudice ha condannato me (insieme ad altre 4 persone) a 1 anno e 6 mesi per una serie di reati colposi legati a quei fatti. È una decisione che accetto e rispetto, anche per il ruolo che rivesto.
La tesi dell’accusa, oggi validata in primo grado dalla Giudice, è che avrei dovuto prevedere quanto poi accaduto e, di conseguenza, annullare la proiezione della partita in piazza.
È una tesi dalla quale mi sono difesa in primo grado e che, dopo aver letto le motivazioni della sentenza con i miei legali, cercherò di ribaltare in Appello perchè è evidente che, se avessi avuto gli elementi necessari per prevedere ciò che sarebbe successo, l’avrei fatto. Ma così non fu e, purtroppo, il resto è cronaca.
Non ve lo nascondo, questa tragica vicenda mi ha segnato profondamente. Quei giorni e i mesi che sono seguiti, sono stati i più difficili sia del mio mandato da sindaca sia della mia sfera privata, personale. E il dolore per quanto accaduto quella notte è ancora vivo e lo porterò sempre con me.
Con la stessa sincerità vorrei aggiungere ancora una cosa: a questi sentimenti, oggi, si somma anche una sensazione di amarezza.
Perchè se è vero che la carica istituzionale che ricopro comporta indubbiamente delle responsabilità, alle quali non ho alcuna intenzione di sottrarmi, è altrettanto vero che oggi devo rispondere, in quanto sindaca, di fatti scatenati da un gesto – folle – di una banda di rapinatori.
Proprio sul difficile ruolo dei sindaci, sui rischi e sulle responsabilità a cui sono esposti, forse andrebbe aperta una sana discussione.
Concludo questo messaggio con un grazie a tutte le persone che mi sono state vicine, soprattutto in questi giorni, e ai miei legali, fiduciosa di riuscire a far valere le nostre tesi nei prossimi gradi di giudizio.

La storia dell’indagine su Chiara Appendino per Piazza San Carlo

«Nella mattinata odierna sono stati notificati 20 inviti a comparire ad altrettante persone indagate in ragione delle loro diversificate competenze, per i reati previsti dagli artt. 40 co.2, 113, 589 co. 1 e ult. c.p., cioè omicidio colposo (quello di Erika Pioletti, deceduta il 15 giugno c.a.) e lesioni colpose (in danno delle 315 persone che hanno proposto querela), nonché dagli artt. 40 co.2, 113, 449 co. 1 in relazione all’art. 434 c.p., cioè disastro colposo»: così la procura in una nota spiegava all’epoca l’indagine nei confronti della sindaca Chiara Appendino, del suo ex capo di gabinetto Paolo Giordana, del questore della città Angelo Sanna, del presidente e del dirigente di Turismo Torino Maurizio Montagnese e Danilo Bessone e di altri dirigenti della questura.  Un invito a comparire che la sindaca aveva incassato con il consueto aplomb su Facebook, offrendo massima collaborazione agli inquirenti ma senza specificare per quale reato, oltre alle lesioni, è indagata, anche se pure questo è interesse di tutta la cittadinanza.
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Nella nota della procura Armando Spataro sottolineava che “deve essere precisato che gli inviti a comparire emessi sono anche finalizzati ad acquisire le dichiarazioni difensive delle persone che accetteranno di rispondere, così da poter eventualmente compiere conseguenti ulteriori accertamenti, non esclusi i confronti che si rendessero necessari, anche nel loro interesse, sicchè non possono in alcun modo essere considerati equivalenti ad atti di promovimento dell’azione penale”.  I pubblici ministeri, nei venti avvisi di garanzia notificati all’epoca, avevano tratteggiato le contestazioni agli indagati. Alcune di queste riguardano l’affidamento della manifestazione a Turismo Torino: i tempi e le risorse disponibili non permettevano nemmeno l’allestimento nel modo in cui prese forma.

L’indagine per omicidio colposo e disastro colposo

Nell’accusa i pm hanno sostenuto che gli indagati, violando l’obbligo di controllo, avrebbero cooperato a causare il disastro di piazza San Carlo pur senza volerlo. A essere chiamati in causa sono stati, quindi, i vertici istituzionali, dirigenti e funzionari che si sono occupati dell’organizzazione dell’evento, delle misure di sicurezza presenti in piazza e della gestione dell’emergenza, con particolare riferimento all’ordine pubblico.

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La catena di comando di piazza San Carlo (La Repubblica Torino, 7 giugno 2017)

I magistrati devono individuare i responsabili dei vari aspetti della manifestazione e a chi toccavano i vari compiti nella gestione della piazza. Non basta aver firmato un documento con cui si delega a qualcuno un incarico: è necessario che la legge riconosca quella procedura, trasferendo la responsabilità da una persona all’altra. Per questo si studia anche il ruolo svolto dalla Commissione di vigilanza sui pubblici spettacoli. Alle 15 del 3 giugno, la Commissione ha ispezionato le strutture installate in piazza San Carlo. E le ha dichiarate idonee, a patto di rispettare 19 prescrizioni: dalle misure antincendio, alla capienza massima consentita (40 mila persone), alla presenza di personale sanitario, alle vie di fuga.