Economia

Un piano da 150 miliardi per salvare le banche

David Folkerts-Landau, capo economista di Deutsche Bank, a colloquio con Die Welt chiede un mega programma di salvataggio e ricapitalizzazione delle banche «con denaro fresco», pubblico e in deroga alle norme europee. Un colpo di scena nella crisi degli istituti di credito, visto che l’idea arriva proprio da una banca del paese che finora ha detto “no” ad ogni tentativo di mutualizzazione delle perdite bancarie.

Un piano da 150 miliardi per salvare le banche

Marco Zatterin, che ne parla oggi sulla Stampa, rimarca che quella che arriva dal colosso bancario di Francoforte sia «un’idea che farà tremare i polsi al dogmatico Schaeuble». D’altro canto, spiega Folkerts-Landau, “L’Europa è «gravemente malata» e «attenersi strettamente al rispetto delle regole causerebbe un danno maggiore di quello che vorrebbero contribuire a rimediare», rileva Folkerts-Landau, convinto che la stima di 40 miliardi per i malanni italici sia «conservativa». Comunque per il suo fondo ne vuole 110 in più. Evidentemente, pensa che anche in Germania ci siano istituti ad aver bisogno di soldi. Nell’invito così «italiano» a flessibilizzare le regole è facile leggere il timore che nel gruppo dei cattivi possa finire anche Deutsche Bank”. Non a caso la proposta arriva dall’istituto che potrebbe costituire un pericolo per la stabilità del sistema finanziario globale a causa delle sue scommesse sbagliate sui derivati.

piano 150 miliardi banche europee
Il piano da 150 miliardi per le banche europee (La Stampa, 11 luglio 2016)

Intanto il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, oggi e domani sarà a Bruxelles per le riunioni di Eurogruppo ed Ecofin. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha assicurato ieri che il governo lavora per stendere una rete di protezione preventiva, da attivare in caso di necessità, con il “pieno supporto” dei partner europei. Il tempo stringe perché gli occhi di tutti sono puntati sulla soluzione al problema dei crediti in sofferenza di Mps dopo il richiamo della Bce. Una partita che il Monte vorrebbe giocare il più possibile in autonomia, anche se appare quasi certo un intervento della mano pubblica qualora dovesse diventare inevitabile procedere a un nuovo aumento di capitale. Anche se da qui al 29 luglio si riuscisse a presentare uno schema efficace di gestione degli Npl magari utilizzando il fondo Atlante (la vigilanza chiede di smaltire in 3 anni 10,4 miliardi di sofferenze) resta comunque la spada di Damocle dei risultati degli stress test Eba che la banca potrebbe non superare.
deutsche bank collasso
Il collasso di Deutsche Bank (foto da: Visualcapitalist)

Il panico per il bail-in sul Monte dei Paschi di Siena

La partita va ad incrociarsi con le soluzioni proposte dal governo per il Monte. Le nuove regole Ue prevedono che in caso di salvataggio pubblico di una banca vengano salvaguardati solo i depositi fino a 100 mila euro. Nessuna protezione invece per le quote eccedenti e per chi ha investito in titoli azionari e obbligazionari della banca. Questo perché si vuole che il prezzo del fallimento sia a carico di chi si è assunto il rischio dell’investimento e non dei contribuenti. Spiega però oggi Enrico Marro sul Corriere:

Queste regole (bail in) possono però essere sospese e quindi la protezione accordata a tutti nel caso in cui sia a rischio la stabilità finanziaria, dicono le stesse regole Ue. Ci sono due fattori che potrebbero configurare questo rischio. 1) Mps è la terza banca italiana. 2) Obbligazioni subordinate per complessivi 5 miliardi sono in mano a 60 mila piccoli risparmiatori (2,1 miliardi rappresentati dal bond con taglio minimo da mille euro rifilato alla clientela per finanziare l’acquisto di Antonveneta) e a vari investitori istituzionali (circa 2 miliardi). Un mix che potrebbe scatenare il panico in caso di bail-in. Ecco perché, dice il governo, andrebbe sospeso. Tanto più se gli stress test evidenzieranno che ci sono problemi anche per grandi banche straniere.

bail in monte dei paschi di siena 1
Le banche e il titolo MPS a Piazza Affari (Corriere della Sera, 11 luglio 2016)

Ma la Germania non sembra disposta a smuoversi. Per un motivo comprensibile e ben preciso: come in tutti i paesi del mondo, anche in Germania si fa la politica europea con due occhi puntati sulle reazioni dell’elettorato nazionale. E per Schaeuble e Merkel cedere sull’ipotesi di salvare con i soldi dei contribuenti (tedeschi o italiani) le banche di altri paesi lascerebbe un fronte scoperto in patria:

Ma neanche la stima fra Padoan e Schäuble può cancellare una realtà di fondo emersa con chiarezza nelle ultime settimane: evitare in pieno o in larghissima parte il colpo di falce sui creditori di Mps renderebbe Merkel vulnerabile agli attacchi dalla destra in Germania; Alternative für Deutschland accuserebbe la cancelliera di permettere che l’Italia demolisca le regole europee scritte a tutela della disciplina e del denaro dei tedeschi. A poco più di un anno dalle elezioni politiche, non è un prezzo che Merkel e Schäuble sembrano disposti a pagare. Poco importa che una disciplina meno serrata in Europa potrebbe aiutare tra non molto il governo tedesco a risolvere i problemi crescenti di alcune Landesbanken e della stessa Deutsche Bank. Oggi la Cancelliera e il suo ministro delle Finanze preferiscono di gran lunga che sia Renzi a scontare le conseguenze politiche di un colpo di forbice sui creditori di Montepaschi; a maggior ragione perché, visto da Bruxelles o da Berlino, l’impatto di quelle penalizzazioni per ora non viene giudicato finanziariamente disastroso per l’area euro. (Federico Fubini, Corriere della Sera, 11 luglio 2016)

Ecco perché tra Bruxelles, Berlino, Roma e Francoforte ci sono tante belle parole, un dialogo franco e aperto, incontri aperti e conclusi da vigorose strette di mano in grandissima amicizia, e nessuna soluzione concreta. A parte quella già spiegata dalla Commissione Europea a Roma:  penalizzare gli investitori istituzionali detentori dei bond più a rischio di Montepaschi – se ci sarà intervento pubblico – mentre anche i rimborsi alle famiglie potrebbero non avvenire al pieno valore dei titoli alla scadenza. Ovvero il modo migliore per far scoppiare il panico da bail in in Italia e in tutta Europa. Per essere costretti a intervenire magari successivamente, mettendo in sicurezza il paese con ESM e troika. Il dettaglio è che questa soluzione farebbe cadere fragorosamente anche il governo più saldo. Figuriamoci quello che si sta per giocare la sopravvivenza con un referendum.

Leggi sull’argomento: «L’Italia è stata tirchia con le banche»