Economia

Tsipras e la Syriza che vuole la Grecia fuori dall'euro

Il primo ministro greco Alexis Tsipras ha lanciato oggi un appello ai deputati del suo partito Syriza esortandoli ad appoggiare un accordo con i creditori del Paese per ottenere un terzo piano di salvataggio in cambio di riforme e ribadendo che il partito al governo “non ha alcun mandato per una Grexit”. “Ci troviamo di fronte a decisioni cruciali”, ha detto Tsipras, citato da media locali, parlando stamani ai deputati del suo partito. “Abbiamo un mandato per ottenere un accordo migliore rispetto l’ultimatum che l’Eurogruppo ci aveva posto, non abbiamo un mandato per portare la Grecia fuori dalla zona euro”, ha aggiunto Tsipras il quale ha concluso affermando che “o andremo avanti tutti insieme o cadremo tutti insieme”.
 
TSIPRAS E LA SYRIZA CHE VUOLE USCIRE DALL’EURO
Il riferimento al mandato elettorale non è casuale: in Syriza la linea massimalista di chi punta a una rottura nella trattativa con l’Europa prende sempre più piede.  Tra i critici durante la riunione il ministro dell’Enegia Panagiotis Lafazanis, uno dei leader della sinistra interna di Syriza. Lo stesso Lafazanis aveva detto ieri in mattinata che il governo non avrebbe firmato altri memorandum: «Il peso delle proposte del governo è pari a circa dodici miliardi in totale di misure, di cui 8 miliardi che erano inclusi nel piano respinto dagli elettori greci nel referendum di domenica», aveva avvertito Lafazanis che sembra prepararsi a una guerra interna in Syriza insieme ad altri esponenti dell’ala dura del partito. La riunione precede la sessione parlamentare in cui, con una insolita iniziativa, ai 300 parlamentari si chiederà di autorizzare il premier e i suoi negoziatori a utilizzare le proposte come base per riavviare trattative con i creditori internazionali della Grecia. La Grecia ha richiesto un terzo piano di salvataggio pari a 53,5 miliardi di euro e ha ceduto a una buona parte delle richieste dei creditori per un nuovo pacchetto di misure di austerità, anche se i fan della Troika non sembrano aver fatto benissimo i conti. Ciò nonostante, adesso per Alexis si apre la possibilità di vedere la sua maggioranza spezzata e di ritrovarsi con metà partito che gli vota contro nel parlamento. In quel caso saranno decisivi i voti dell’opposizione.
 
LA SOLITUDINE DI TSIPRAS
Nel frattempo il giornale greco in lingua inglese Ekathimerini, non vicino a Tsipras, ha pubblicato un editoriale in cui ha descritto la solitudine del primo ministro, e spiegato che Tsipras si trova in questo momento davanti a una serie di possibilità. La prima opzione prevede il rigetto finale di qualsiasi accordo con la conseguenza di farsi sbattere fuori dalla zona euro; può invece firmare un accordo, e trovarsi così in conflitto con la sinistra di Syriza; oppure può fuggire dall’accordo dimettendosi ed indicendo nuove elezioni, con una piattaforma politica che preveda le mani libere nella trattativa fino al suo abbandono. Poi il giornale analizza le possibili conseguenze della scelta: la prima scelta eviterebbe il conflitto nel partito ma porterebbe la Grecia a un futuro molto incerto. La seconda strada è più difficile, spiega il quotidiano vicino alle ragioni del sì nel referendum, ma è quella che garantirebbe al paese di restare nella zona euro e proseguire (?) sulla strada dello sviluppo e della stabilità. La terza scelta apparirebbe come una via di fuga dalle difficoltà immediate, ma nel breve periodo gli stessi problemi si ripresenterebbero. Ekathimerini chiude dicendo che se Tsipras dovesse scegliere la seconda strada “e combattere per tutti i greci”, che vinca o che perda, troverà molti più alleati di quelli che perderà. Molti di più, conclude sibillinamente e forse evocando un cambio di maggioranza per il governo di Tsipras, “di quanti lui possa immaginare”. Messa così, sembra un’offerta politica di sostegno nei confronti di uno Tsipras più moderato, che potrebbe così perdere l’ala sinistra di Syriza ma sostituirla con un altro appoggio politico. Fantascienza, per ora. Il piano verrà presentato domani al comitato parlamentare di Syriza. In serata dovrebbe arrivare il voto del Parlamento. E magari proprio lì però le ipotesi si potrebbero trasformare in realtà.

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