Economia

Il ministro Tria è ancora in bilico

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Ugo Magri sulla Stampa oggi racconta che il compromesso trovato ieri sulle nomine che ha visto Giovanni Tria accettare l’uomo scelto dal M5S per Cassa Depositi e Prestiti mentre la maggioranza digeriva la scelta di Alessandro Rivera come direttore generale del Tesoro non è servito a raffreddare le tensioni nel governo, che invece sono ancora vive e rischiano di scoppiare a breve. Questo per l’accusa – delirante – a Tria di essere un infiltrato:

A Tria viene rimproverato di essere un corpo estraneo. Un alieno al quale chissà come è stato attribuito il potere di decidere se e quando si potranno realizzare le promesse del contratto di governo su tasse, pensioni e reddito di cittadinanza. Lo stato d’animo condiviso ai vertici di Lega e Cinquestelle è che il ministro non vuole fare squadra, non svela mai fino in fondo le proprie intenzioni.

Inoltre è privo di staff, «non sappiamo nemmeno come comunicare con lui», è il refrain dei colleghi di governo. D’accordo che le nomine sono una sua prerogativa, riconoscono in privato i due vice premier, ma nulla avrebbe vietato qualche telefonata per parlarne insieme e condividere le decisioni: «Tria se n’è ben guardato». Dietro alla sua figura bonaria, che un po’ rammenta l’indimenticato ragionier Filini, i grillini cominciano a intravvedere la sagoma di tutto quanto maggiormente li inquieta: Europa, agenzie di rating, fondi di investimento.

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Il ragionier Filini insieme a Ugo Fantozzi

Tria insomma non c’entra niente con Fantozzi, ma è il solito infiltrato di Darth Vader:

«Prende gli ordini direttamente da Draghi», è il capo di imputazione. Di Maio resta sotto sotto convinto che l’uomo di Via XX Settembre abbia provato a sabotare il suo Decreto dignità. Quanto alla Lega, negano di avere mai designato Tria, a indicarlo «fu Savona», tengono a puntualizzare adesso.

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