Economia

Alessandro Di Battista e lo strano caso del Tfr dei deputati grillini

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Il pentastellato Michele Dell’Orco è il Sottosegretario del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Ad inizio di agosto Dell’Orco ha annunciato trionfante a inizio ì di aver restituito 33.054 euro al fondo per il microcredito «si tratta – ha spiegato in un post su Facebook – delle restituzioni di gennaio, febbraio e marzo 2018, e della restituzione del Tfr che mi è stato versato a conclusione della scorsa legislatura». L’ex deputato (non è stato rieletto) ha così fatto sapere di aver chiuso i conti relativi alla sua esperienza parlamentare (anche se sul sito TiRendiconto i dati sono fermi a dicembre 2017).

Perché Dell’Orco ha versato meno di Di Battista?

I conti però non tornano, perché un altro pentastellato che non è più in Parlamento (ma che a differenza di Dell’Orco non si era ricandidato) aveva fatto sapere di aver restituito un importo maggiore. Qualche giorno prima del Sottosegretario ai Trasporti Alessandro Di Battista rendeva noto di aver restituito la totalità del “TFR” dei parlamentari (ovvero l’assegno di fine mandato). Per Di Battista si tratta di 43mila euro, che sono stati suddivisi equamente tra un progetto di Amka (la Ong per la quale ha lavorato quattro mesi in Africa) in Congo e alcuni progetti per la ricostruzione post terremoto ad Accumoli.

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Dell’Orco invece ha “restituito” meno, quei 33.054 euro comprendono anche le restituzioni dovute per i mesi di gennaio, febbraio e marzo. Per i deputati della XVII legislatura (come Dell’Orco) lo Staff ha previsto per il periodo gennaio – marzo 2018 la resituzione di un importo forfettario pari a euro 3.500,00 da destinare al fondo del microcredito. Visto che l’assegno di fine mandato è uguale a quello di Di Battista il Sottosegretario di Toninelli si trova ad aver versato almeno diecimila euro in meno del collega. Anzi per la precisione su 43mila euro Dell’Orco ne ha versati circa 29mila.

Chi ha deciso il ricalcolo dell’assegno di fine mandato?

Come è possibile? Lo ha spiegato lo stesso Dell’Orco a LaPressa.it che aveva chiesto conto del motivo per cui la “restituzione” del Tfr di Di Battista avesse un importo maggiore. Il Sottosegretario ha fatto sapere di aver seguito alla lettera le istruzioni del regolamento M5S linkando nella sua risposta il nuovo regolamento del MoVimento. Regolamento che però è entrato in vigore il 28 giugno 2018, ben dopo che Dell’Orco aveva cessato il suo incarco parlamentare.

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Il nuovo regolamento che il Sottosegretario ha deciso di applicare retroattivamente stabilisce che «l’assegno di solidarietà (detto anche di fine mandato) dovrà essere commisurato a tale
indennità: dunque, verrà percepito nella misura massima di 15.000 euro netti per 60 mesi di mandato effettivo». Di Battista invece ha scelto di restituirlo tutto. Una decisione che Dell’Orco definisce “una lodevole scelta personale”.

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Al Foglio Dell’Orco ha spiegato che «nel nuovo regolamento è prevista una norma transitoria per noi parlamentari della scorsa legislatura, che riguarda gli stipendi di inizio 2018. E così per il tfr, come indicato dallo staff, abbiamo applicato le nuove regole».

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Per la verità nel regolamento le disposizioni transitorie riguardano solo la chiusura delle rendicontazioni mensili e nulla c’è scritto (nei documenti pubblici) riguardo il Tfr dei parlamentari. Ma allora è stato lo Staff ad avallare il ricalcolo retroattivo? Secondo quanto ha dichiarato una deputata del M5S al Foglio la risposta è sì: «Si sono accorti che c’era malumore, e che i vecchi parlamentari non rieletti si rifiutavano di versare per intero il tfr. Allora ci hanno detto di ricalcolare tutto con le nuove regole, ma evidentemente hanno sperato che la cosa non emergesse». Insomma è tutta colpa della troppa trasparenza di Di Battista e Dell’Orco.

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