Economia

TARI: la grande beffa della tassa sui rifiuti

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La Tari, tassa sui rifiuti pagata da cittadini e imprese, in 7 anni è quasi raddoppiata. Nel 2017 è arrivata, complessivamente, a 9,3 miliardi, con un aumento del 72% rispetto al 2010, che corrisponde a un incremento di 3,9 miliardi. Le imprese continuano a pagare di più nonostante la produzione dei rifiuti sia diminuita da 32,4 milioni di tonnellate del 2010 a 30 milioni nel 2016. Sono i numeri della Confcommercio che mette all’indice la tariffa rifiuti che viene pagata dalle imprese pubblicati oggi da Libero:

In media, il 62% dei Comuni capoluogo di provincia registra una spesa superiore rispetto ai propri fabbisogni, e questa inefficienza delle amministrazioni locali costa a cittadini e imprese un miliardo l’anno a causa del mancato raggiungimento degli obiettivi comunitari di raccolta differenziata: siamo al 52% del totale, contro il 65% fissato a livello europeo.

In sostanza, la raccolta differenziata in Italia cresce, nel 2017 sono state oltre un milione le tonnellate (+11,7% rispetto al 2016) di scarti raccolte in modo differenziato, ma ancora non basta. In molti casi poi, rileva l’osservatorio di Confcommercio, le imprese pagano costi per un servizio mai erogato (con aggravi di oltre l’80%), o per il mancato riconoscimento della stagionalità delle attività.

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I numeri sulla Tari pubblicati sul portale di Confcommercio (osservatoriotasselocali.it)

Ad esempio, nel primo caso, a Roma, un distributore di carburante di 300 metri quadri paga 2.667euro, mentre l’importo corretto dovrebbe essere di 446 euro; nel secondo caso, un campeggio di 5mila mq nel Comune di Fiumicino paga 13.136 euro quando per i soli 5 mesi di attività dovrebbe pagarne 5.473.

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