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Steven Sotloff: l'altro giornalista decapitato dall'Isis

L’Isis avrebbe rilasciato un video di 2 minuti e 46 secondi in cui viene mostrato la decapitazione del cittadino americano Steven Sotloff. Lo riferisce il New York Times che cita il SITE Intelligence GroupSotloff è l’americano mostrato alla fine del video in cui il 19 agosto venne mostrata la macabra decapitazione del collega James Foley, in cui Is, avvertiva Barack Obama che la vita del secondo ostaggio dipendeva da lui. Se avesse continuato i raid aerei in Iraq anche Sotloff avrebbe fatto la fine di Foley. Sotloff era un giornalista freelance ed in Siria aveva firmato vari reportage dal fronte. Sua madre aveva chiesto pietà per lui ai leader dell’Isis. Secondo il Wall Street Journal Sotloff sarebbe stato ucciso insieme a Foley, e nella stessa giornata avrebbe trovato la morte anche il britannico David Cawthorne. I tre ostaggi sarebbero quindi già tutti morti.
 
STEVEN SOTLOFF: L’ALTRO GIORNALISTA DECAPITATO DALL’ISIS 
Un frame del video pubblicato dal NYT:

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Il frame del video di Steven Sotloff mostrato insieme alla pubblicazione della notizia da parte del New York Times

Leggi anche: Cos’è l’Isis e perché dobbiamo averne paura

Il testo del video dal sito di Site Intel Group:

I am Steven Joel Sotloff. I’m sure you know exactly who I am by now and why I am appearing before you. And now this time for my message:
Obama, your foreign policy of intervention in Iraq was supposed to be for the preservation of American lives and interests, so why is it that I am paying the price of your interference with my life. Am I not an American citizen? You’ve spent billions of U.S. tax payers dollars and we’ve lost thousands of our troops in our previous fighting against the Islamic State, so where is the people’s interest in reigniting this war?
Form what little I know about foreign policy, I remember a time you could not win an election without promising to bring our troops back home from Iraq and Afghanistan and to close down Guantanamo. Here you are now, Obama, nearing the end of your term, and having achieving none of the above, and deceivingly marching us the American people in the blazing fire.
[Executor]
I’m back, Obama, and I’m back because of your arrogant foreign policy towards the Islamic State, because of your insistence on continuing your bombings and [unclear] on Mosul Dam, despite our serious warnings. You, Obama, have but to gain from your actions but another American citizen. So just as your missiles continue to strike our people, our knife will continue to strike the necks of your people…
We take this opportunity to warn those governments that enter this evil alliance of America against the Islamic State to back off and leave our people alone.

La traduzione:

Sotloff: «Io sono Steven Joel Sotloff. Sono sicuro che sapete esattamente perché sono qui adesso e il perché di questo messaggio. Obama, la tua politica estera interventista in Iraq è stata pensata per preservare gli interessi e le vite degli americani. Sto pagando il prezzo della tua interferenza con la mia vita. Non sono anche io un cittadino americano? Hai speso milioni di dollari di tasse americane e abbiamo perso migliaia di soldati nelle precedenti campagne contro lo Stato Islamico. E allora, dov’è l’interesse pubblico nel riaccendere questa guerra? Per quel poco che ne so di politica estera, ricordo che hai vinto un’elezione con la promessa di ritirarci dall’Iraq e dall’Afghanistan e di chiudere Guantanamo. E ora siamo qui, verso la fine del tuo mandato: non hai raggiunto nessuno di questi obiettivi e stai ingannevolmente conducendo il popolo americano verso il fuoco».

Il boia: «Sono tornato, Obama, e sono tornato a causa della tua arrogante politica estera verso lo Stato Islamico, a causa della tua insistenza a bombardare e (non chiaro) sulla diga di Mosul nonostante i nostri avvertimenti. Tu, Obama, hai guadagnato dalle tue azioni solo un altro cittadino americano. Fintanto che i tuoi missili continueranno a colpire il nostro popolo, i nostri coltelli continueranno a colpire il collo del tuo popolo. Prendiamo questa opportunità per avvertire i governi che entrano nella malvagia alleanza con l’America contro lo Stato Islamico: si tirino indietro e lascino il nostro popolo in pace»

Uno spezzone del video censurato su Youtube:

 
LA SORTE DEGLI ALTRI OSTAGGI
Lo Stato islamico (Isis) minaccia di uccidere anche l’ostaggio britannico. Lo riferisce il Search for International Terrorist Entities (Site), organizzazione che analizza le attività dei gruppi terroristici. Gli jihadisti sunniti dello Stato Islamico (Is) hanno rapito anche una volontaria americana di 26 rapita lo scorso anno in Siria. Lo scorso 26 agosto, senza indicarne le generalita’, Is ha chiesto un riscatto di 6,6 milioni di dollari per la ragazza.

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Un frame del video che mostra la decapitazione di Steven Sotloff

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Un altro frame del video che mostra la decapitazione di Steven Joel Sotloff

«Sono tornato Obama, sono tornato per la tua politica estera arrogante verso lo Stato Islamico», dice il boia soprannominato John il britannico nel video di 2:46 minuti in cui viene decapitato dagli jihadisti sunniti dello Stato Islamico il secondo giornalista Usa, Steven Sotloff, 31 anni, rapito in Siria agosto 2013. Nel video, secondo Site, sarebbe sempre John a parlare e a decapitare Sotloff. Si tratta dello stesso uomo che appare nel video video in cui il 19 agosto venne mostrata la macabra decapitazione del collega James Foley. Video in cui Isis, avvertiva Barack Obama che la vita del secondo ostaggio dipendeva da lui. Se avesse continuato i raid aerei in Iraq anche Sotoloff avrebbe fatto la fine di Foley. Sotloff, riferisce Site, come Foley ha accusato l’amministrazione Obama della sua morte: “Sto pagando il prezzo” dei raid aerei contro Is in Iraq.
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Steven Sotloff: la foto dal New York Times

Al termine del video della decapitazione del giornalista Usa Steven Sotloff il boia dello Stato islamico (ex Isil) minaccia di uccidere un ostaggio britannico, David Cathorne Haines. Il filmato diffuso oggi si intitola ‘Secondo messaggio all’America’. Il video ‘Primo messaggio all’America’ era stato invece pubblicato dall’Isis lo scorso 19 agosto e mostrava la decapitazione del reporter statunitense James Foley; in quel filmato il boia di Foley, che parlava con marcato accento britannico, aveva minacciato gli Stati Uniti che Sotloff sarebbe stato il successivo a essere ucciso se Washington non avesse fermato i raid aerei contro lo Stato islamico in Iraq. Il tweet con l’annuncio del video:


Il momento delle minacce rivolte a David Cawthorne in un frame del video di Steven Sotloff:
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LA CASA BIANCA E IL VIDEO
La Casa Bianca però non si sbilancia sull’autenticità del secondo video. Per adesso la notizia non è confermata da Washington. Il combattente dello Stato islamico (ex Isil) che decapita il giornalista americano Steven Sotloff nel video diffuso oggi definisce il gesto una risposta ai continui attacchi aerei dell’amministrazione Obama contro il gruppo in Iraq. «Sono tornato, Obama, sono tornato a causa della tua arrogante politica estera nei confronti dello Stato islamico nonostante i nostri seri avvertimenti», dice il boia di Sotloff. Il 28 agosto la madre di Sotloff, Shirley, si era rivolta in un video direttamente al leader del gruppo militante sunnita Abu Bakr al-Baghdadi chiedendo la liberazione del figlio. “Steven non ha alcun controllo sulle azioni del governo degli Stati uniti, e’ un giornalista innocente” e “non dovrebbe essere punito per decisioni che non dipendono da lui”. “E’ un reporter che e’ andato in Medio Oriente per raccontare la sofferenza dei musulmani per mano dei tiranni”, aveva detto la donna implorando la grazia del ‘Califfo, “un figlio, fratello e nipote leale e altruista, un uomo generoso che ha sempre tentato di aiutare i deboli”. Anche sul sito governativo Usa WhiteHouse.gov era comparsa una petizione per chiedere a Obama di salvare Sotloff che in pochi giorni ha ricevuto migliaia di sottoscrizioni. Il video dell’appello di Shirley Sotloff:


La prima formazione dell’Is, seppure con un altro nome, ‘Jama’at al-Tawhid wal-Jihad’ (Organizzazione del monoteismo e del Jihad) risale all’intervento militare americano contro Saddam Hussein. Ma lo Stato Islamico come lo conosciamo oggi nasce solo l’anno scorso, da uno scontro interno alla galassia di al-Qaeda. Durante la guerra in Siria, dal conflitto tra l’allora Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isil) e un altro gruppo jihadista, Jabhat al-Nusra (l’unico ufficialmente legato ad al-Qaeda), il primo gruppo è emerso per efficacia e ferocia delle sue azioni. Approfittando del caos politico nel vicino Iraq, il gruppo ha ‘marcato’ un ampio territorio a cavallo tra Iraq e Siria, proclamando lo scorso giugno un califfato.