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«Sono io la persona che più odiate in questo momento, il primo caso del Coronavirus in Puglia»

Il medico Peppo Turco, che ha raccontato la vicenda del cittadino di Torricelli che ha abbandonato la quarantena di Codogno per poi scoprirsi positivo al primo test del Coronavirus, finisce accusato sui social network. A sorpresa un testo attribuito al paziente 1 lo difende: «Voi avreste fatto ciò che ho fatto io: queste erano le direttive. Spero solo che adesso ho saziato la vostra immonda curiosità, visto che io di ufficiale sono in attesa del secondo tampone. Ora potete pure sfogarvi!»

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Stamattina abbiamo raccontato del Coronavirus in Puglia portato dal focolaio di Codogno: un operaio 33enne residente a Torricella si è recato a trovare l’anziana madre ricoverata in una struttura sanitaria proprio nel Lodigiano, rientrando in Puglia lunedì 24 febbraio: è atterrato a Brindisi con un volo partito da Milano-Malpensa. La sera di domenica 23 era ancora a Codogno, nella zona rossa. Martedì ha scoperto di avere la febbre ed è stato ricoverato. È risultato positivo al test del tampone per SARS-CoV-2.

«Sono io la persona che più odiate in questo momento, il primo caso del Coronavirus in Puglia»

Ora l’uomo è ricoverato nel reparto di Malattie infettive dell’ospedale Moscati di Taranto: la moglie è stata messa in quarantena anche se per adesso non ha sintomi. Gli esperti, che vengono coordinati dal dipartimento di prevenzione dell’Asl di Taranto, una volta ricostruito il percorso seguito dall’uomo per tornare dalla Lombardia,risaliranno alla lista dei passeggeri imbarcati, che inevitabilmente dovranno essere sottoposti al tampone. Giuseppe detto Peppo Turco, medico e consigliere regionale, ha seguito il paziente dal momento del suo rientro e ieri ha pubblicato su Facebook questa nota: “Un nostro concittadino dal 19 al 24 febbraio ha soggiornato a Codogno. Da Codogno lo hanno tranquillizzato a ripartire per Torricella,rispettando la quarantena. Il 24 sera ha raggiunto Torricella con il fratello. A Torricella ha allertato l’amministrazione e il sottoscritto quando era asintomatico. Gli ho detto di stare in isolamento con la famiglia del fratello e di avvertirmi in presenza di sintomi,tranquillizzandolo per il giorno dopo. Alle 7.00 del mattino presentava febbre,abbiamo contattato il 112 e il 118 ed è seguito il ricovero. Per il paziente è stato rispettato in toto l’isolamento”.

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Le affermazioni di Turco in alcuni punti sono volutamente incomprensibili, probabilmente per difendere il paziente anche dal punto di vista legale: cosa vuol dire “Da Codogno lo hanno tranquillizzato a ripartire per Torricella, rispettando la quarantena“? Tranquillizzato non vuole dire autorizzato, come si fa a rispettare la quarantena uscendo dalla quarantena? Molti commentano segnalando che i comportamenti della persona hanno messo a rischio altre persone, visto che ha frequentati luoghi come gli aeroporti prima di tornare a casa.

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In realtà il viaggio è stato effettuato in aereo

Oggi intanto il ragazzo sta meglio: “L’ho sentito un’ora fa – spiega Turco all’ANSA – e non ha più febbre”. Si attendono i risultati dei tamponi svolti su sua moglie, il fratello e la cognata, gli unici tre che sarebbero venuti a contatto dopo il suo rientro in Puglia.

La presunta versione del malato di Coronavirus pugliese sulla quarantena violata

Nel frattempo però ha cominciato sui siti di zona e su Facebook a circolare un lungo testo attribuito proprio al malato, del quale, per ovvie ragioni di privacy, è impossibile fare il nome. Il testo, scritto per difendere Peppo Turco dall’assalto di critiche nei confronti del medico, racconta una versione in parte diversa da quella iniziale. Non è possibile confermarne l’autenticità ma è stato riportato in forma rimaneggiata anche da un lancio dell’ANSA. In particolare la persona dice di aver chiamato i numeri dell’emergenza e che da loro gli è stato detto che poteva tornare in Puglia: anche il medico di base della cognata gli avrebbe mandato una mail nella quale gli diceva che essendo asintomatico poteva partire:

«Lasciate perdere le persone: sono io, dovete rivolgervi a me. Cosa c’entra Peppo Turco con la mia persona se non il fatto di essersi subito attivato per un suo concittadino? Perché ve la state prendendo con tutti: io sono in attesa ho fatto il tampone e sto bene, voi sapete tutto ed io ancora devo avere conferma. Sono io la persona che più odiate in questo momento, il primo caso del Coronavirus in Puglia. Visto che vi reputo persone intelligenti sono sicuro che lo leggerete fino in fondo.

Sono salito giorno 19/02, con volo Rayaner delle 14,55, arrivato a lodi ho soggiornato presso casa di mio fratello in un comune chiamato Caselle Lurani. Il giorno successivo sono rimasto tutto il tempo a casa. Poi mi son recato a Codogno (non all’ospedale dove sono stati poi successivamente individuati i casi), ma nello stesso comune, a trovare mia madre, che era stata ricoverata in un centro nelle vicinanze per l’Alzheimer e per la quale mamma son salito a Milano (lei sta tutt’ora male e non ho più potuto vedere).

Il giorno successivo, mentre ci prepariamo per andare a trovarla, sentiamo in tv le notizie relative alla situazione di Codogno e contattiamo la struttura, la quale ci rassicura e ci dice che potevamo andare a trovare la mamma. Arrivati li ci comunicano via telefono che non era possibile accedere e di tornare a casa: è proprio quello che abbiamo fatto. In serata poi apprendiamo dalla tv che tutto il paese era bloccato.

Abbiamo chiamato per conferma e comunque non ci siamo più recati li. Un giorno prima di partire ho chiamato i numeri messi a disposizione, dicendo ciò che vi scrivo qui ora. Mi hanno detto di partire perche non sono stato a contatto con le persone malate. Per una premura mia abbiamo chiamato il medico di base di mia cognata il 23 febbraio, che mi ha mandato la mail con tutte le indicazioni che ho seguito alla lettera e nella quale diceva, essendo io asintomatico, potevo partire, ma in via precauzionale di mettermi in quarantena.

Ho preso il volo Easy Jet del 24 alle ore 15 da Malpensa e sono partito: nessun blocco nessuna strada chiusa nessun controllo all’aeroporto. Come sono arrivato ho contattato i vigili, non sapendo qual era la situazione. Mi è stato riferito che, essendo stato a contatto a casa da mio fratello, dovevo stare in un periodo di quarantena anche se non ho avuto nessun contatto con lui. Ho allora chiamato i vigili, gli unici ad avermi risposto: a loro ho raccontato tutto.

Ho poi informato il dott Turco, che si è messo subito a disposizione contattando tutti gli organi competenti e confermando la quarantena. Non mi sono più mosso. Durante la notte ho sentito i brividi, ho controllato la febbre e ho informato subito il dott, Turco, il quale ha avviato immediatamente le procedure. Vivo isolato, ma evidente non abbastanza, e spero di avere le spalle forti per sopportare tutta la cattiveria che sapete esprimere. Scatenatevi dai, potete qui dire e giudicare tutti.

Voi avreste fatto ciò che ho fatto io: queste erano le direttive. Spero solo che adesso ho saziato la vostra immonda curiosità, visto che io di ufficiale sono in attesa del secondo tampone. Ora potete pure sfogarvi!».

Vero o falso che sia, il testo attribuito al paziente 1 dice anche che lui non ha trovato blocchi il 24; in effetti i giornali locali il 23 avevano denunciato l’assenza di blocchi alle vie d’accesso della zona rossa.  Il sindaco di Torricella ha intanto messo in quarantena i parenti più prossimi del paziente 1 della Puglia. A finire in quarantena sono “la moglie, il fratello, la cognata e la nipote del paziente su cui sono stati effettuati prelievi e test: entro stasera dovremmo avere gli esiti”, continua il primo cittadino che da ieri sta vivendo “come in un frullatore”. “La nostra comunita’ e’ in subbuglio – racconta – ma il fatto che il nostro concittadino viva a Trullo di Mare, una località isolata di Torricella, mi fa ben sperare”. Peraltro, al suo atterraggio “lunedi’ scorso a Brindisi in arrivo da Milano” il 33enne “indossava i dispositivi di protezione individuali previsti dal protocollo – evidenzia Schifone – e quando è arrivato qui, ci ha subito informato. Il dipartimento Prevenzione della Asl di Taranto ha seguito in modo scrupoloso quanto previsto dal protocollo ministeriale”.

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