Economia

Come spariscono i soldi degli italiani all’estero

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Mentre Salvini dà la caccia alle cassette di sicurezza, i soldi dichiarati dagli italiano ma di stanza all’estero diminuiscono. Spariscono infatti dal monitoraggio 43 miliardi tra attività finanziarie, oro e beni mobili, in attesa della sanatoria sul contante prosegue il flusso di capitali verso altri Paesi, Racconta oggi Il Sole 24 Ore che la ricchezza ufficialmente posseduta all’estero dagli italiani scende sotto i 200 miliardi. Il totale degli asset indicati nel 2018 nelle dichiarazioni dei redditi (quadro RW) si ferma a 174,9 miliardi, cioè 43,5 miliardi in meno su base annua (-20%). È una “mobilità” su cui riflettere, dopo che il vicepremier Matteo Salvini ha lanciato l’ipotesi di un condono sul contante fermo nelle cassette di sicurezza delle banche italiane. Anche perché gli indicatori mostrano che i flussi – leciti e illeciti – di capitali verso l’estero non si sono fermati.

Come sanno bene gli investigatori e gli inquirenti, gli argomenti sono spesso collegati. Lo stesso contante che in passato era in una cassetta di sicurezza a Milano potrebbe aver varcato il confine con uno spallone e poi essere stato regolarizzato con una delle due voluntary disclosure, così da restare – ancora oggi – monitorato in RW. Ma dopo le voluntary potrebbe anche essere rientrato in Italia o essersi volatilizzato in paradisi fiscali o dietro complesse architetture societarie.

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I soldi degli italiani all’estero (Il Sole 24 Ore, 17 giugno 2019)

Ecco perché gli ultimi dati vanno letti con prudenza. Il grosso del calo degli asset dichiarati in RW, pari a 36,5 miliardi, dipende da quelli che le statistiche chiamano «beni materiali e forme di previdenza». Una categoria in cui rientrano l’oro (lingotti o monete), le forme previdenziali gestite da soggetti esteri, le opere d’arte, i gioielli e i beni mobili registrati (yacht, aerei o auto di lusso). Senza conoscere il dettaglio delle singole voci – che l’amministrazione finanziaria non ha fornito al Sole 24 Ore – è impossibile attribuire il calo a una sola ragione. Potrebbero pesare cambi dei criteri di valutazione e rimpatri dei beni, ma anche delocalizzazioni o intestazioni che rendono gli asset o il loro titolare effettivo invisibili al Fisco.

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