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«Sono di sinistra e ho votato M5S: temo di aver sbagliato»

fabio franceschi fatto

Oggi il Fatto Quotidiano pubblica la lettera di una lettrice, Paola P., che racconta di aver votato MoVimento 5 Stelle e di aver cominciato a pentirsi dopo l’elezione di Elisabetta Casellati al Senato con i voti dei grillini. La lettera è interessante soprattutto per la risposta di Marco Travaglio, direttore del quotidiano:

SONO UN’ELETTRICE DI SINISTRA(anzi, sinistra sinistra); una delle molte persone che, non trovando più appigli in una anche semi-sinistra credibile, con non pochi tormenti ha votato M5S. Li ho votati per certe loro parole d’ordine (reddito di cittadinanza, lotta agli sprechi,posizione decisamente contraria alle grandi opere inutili e a certe spese militari, riforma della Rai, moralità nell’assegnazione delle cariche pubbliche, ecc.), anche se molti di questi temi non sono apparsi con il dovuto rilievo nella campagna elettorale. Dissento decisamente da loro (e,in particolare,da Di Maio) sui temi dell’immigrazione,a metà fra la decisa discriminazione di Salvini e l’impostazione securitaria di Minniti (che, infatti, è apprezzato da entrambi).

Questo tema l’ho volutamente dimenticato mentre mettevo la croce sul loro simbolo. Ho apprezzato, negli ultimi due giorni,la resistenza opposta all’elezione di Romani, ma il voto a Casellati (“l’avvocato Ghedini con parrucca e gonna”, come dice Travaglio) mi è parso una vera e propria capitolazione e un’inquietante prefigurazione di altre possibili (probabili?) rinunce in nome di un incarico di governo. Dov’è finita la strenua opposizione a Berlusconi e alle sue leggi ad personam, di cui Casellati era fra i più ostinati e scandalosi difensori? Il mio voto è andato a loro soprattutto perché mi faceva paura la prospettiva di un patto Renzi-Berlusconi;ma un patto fra M5S, Salvini e Berlusconi non sarebbe ancora più sciagurato? Comincio a chiedermi se i molti amici che hanno vivacemente censurato il mio voto (e che, tuttavia, votando il Pd a Bologna, hanno ingoiato la candidatura di Casini) non avessero un po’ ragione.

luigi di maio matteo salvini
Vignetta di El Giva

La risposta di Travaglio è interessante soprattutto per il finale: prima il direttore del Fatto spiega che il centrodestra avrebbe avuto da solo i numeri per portare a casa la presidenza del Senato e che l’indisponibilità del PD a trattare avrebbe messo in difficoltà i 5 Stelle alla Cammera:

Si sono giustamente opposti al pregiudicato Romani, ma non potevano fare altrettanto con la Casellati per ragioni di opportunità etico-politica che a quel punto sarebbero valse non solo per lei, ma per tutti gli altri candidato di centrodestra che in questi vent’anni hanno avallato e votato le leggi vergogna e difeso l’indifendibile B.. O meglio: avrebbero potuto farlo,ma in quel caso il centrodestra avrebbe eletto ugualmente il proprio presidente del Senato, e magarisi sarebbe accordato con Renzi per eleggere un renzusconiano alla Camera.

Così il primo partito sarebbe rimasto a bocca asciutta e Roberto Fico non sarebbe al vertice di Montecitorio. Se poi, come lei paventa e io ritengo ancora improbabile, il M5S dovesse trasformare la maggioranza tecnico-istituzionale nata sulle presidenze delle due Camere in una maggioranza di governo, il finale della sua lettera sarebbe perfettamente giustificato. Anzi, forse un po’minimalista.

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