Economia

EFSI: la verità sul piano Juncker

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Il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, ha pronto il tanto atteso piano di investimenti annunciato al suo insediamento. Si chiamerà EFSI (European Fund for Strategic Investment) e conta di fare leva su una dotazione di € 21 miliardi provenienti in parte dal bilancio dell’UE e in parte dalla Banca europea degli Investimenti (BEI). Lo rileva il Financial Times, che ha potuto guardare le bozze del piano.

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Il fondo da 300 miliardi di Juncker (La Stampa, 22 novembre 2014)

SOLO 21 MILIARDI GARANTITI
Il capitale iniziale comprende 16 miliardi di euro dal bilancio attuale dell’UE e 5 miliardi dalla Banca europea per gli investimenti. I 21 miliardi complessivi serviranno da garanzia per raccogliere finanziamenti privati che verranno investiti in progetti per un valore stimato di 315 miliardi, secondo secondo le previsioni. I singoli stati potranno comunque contribuire con risorse proprie. Il piano ha già suscitato nelle settimane scorse ampio scetticismo poiché sembra più che altro un’operazione di “ingegneria finanziaria” e non uno stanziamento teso a realizzare importanti investimenti pubblici. I fondi dal bilancio dell’UE verranno attinti – spiega il FT – da diverse poste tra cui il “Connecting Europe facility”, un fondo di 30 miliardi già destinato alla costruzione di infrastrutture, e “Horizon 2020”, il programma di 80 miliardi destinato a ricerca e sviluppo dell’UE. Insomma, nessuna vera risorsa aggiuntiva e solo la speranza che i privati rischino in proprio, allettati dalla garanzia dei fondi europei. Ma se questo fosse tempo di investimenti privati, li vedremmo già sorgere senza spinte particolari. E comunque la modesta entità dello stanziamento non sembra dare molte speranze di raggiungere l’obiettivo.

L’INGEGNERIA FINANZIARIA I funzionari della Commissione – scrive ancora il Financial Times – sono stati costretti a costruire il progetto entro dei paletti politici. La Commissione propone 21 miliardi in garanzie, mentre la Francia sostiene che ne sono necessari almeno 60-80 per cominciare. Inoltre vi è stata una forte resistenza da parte dei paesi del nord – in particolare la Gran Bretagna – per evitare che il programma di investimenti sforasse il bilancio UE già approvato. La Germania invece ha imposto un coinvolgimento minimo della BEI così da evitare il rischio che perda la “tripla A” da parte delle agenzie di rating. I progetti oggetto dei finanziamenti non saranno resi noti subito. Secondo le bozze in possesso del Financial Times verrà istituita una task force composta da professionisti finanziari sotto la direzione della Commissione europea e della BEI. Sarà questo “hub” a decidere i progetti ammessi ai finanziamenti. Il piano potrebbe comunque arricchirsi di alcune ulteriori “ingegnerie finanziarie” che però richiedono interventi legislativi ad hoc. Tra le ipotesi quella di usare i fondi come garanzia “first-loss”. Le risorse UE assorbirebbero eventuali perdite di investimento iniziali, invogliando quindi gli investitori privati a impiegare risorse proprie con minori rischi. Oltre a ciò potrebbero essere inclusi prestiti vincolati e investimenti in azioni.


NESSUN INVESTIMENTO MIRATO
Secondo quanto riferisce il FT, l’EFSI non avrà un’allocazione geografica predefinita, ovvero potrà finanziare progetti anche in quei paesi meno colpiti dalla crisi. Si rivolgerà a progetti ad alto rischio che la BEI avrebbe difficoltà a finanziare per ragioni di prudenza. Nonostante ciò – secondo il FT – il fondo dovrebbe evitare il pericolo che si è già manifestato con l’aumento di 10 miliardi di capitale della BEI nel 2012, contro il quale si sono sollevate le proteste dei paesi dell’Europa meridionale poiché è servito per aumentare i finanziamenti ai progetti nelle economie più forti d’Europa. La speranza della Commissione è di veder approvato il piano entro metà del 2015.

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