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Il silenzio dell’Europa sui naufraghi a bordo della Sarost5

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Quaranta persone sono bloccate da 14 giorni in mare. La nave Sarost5 che le ha soccorse non ha ancora ricevuto indicazioni riguardo un porto sicuro dove sbarcare i migranti. A bordo i viveri scarseggiano e le condizioni sanitarie si fanno ogni ora più critiche. A bordo ci sono persone vulnerabili, tra cui due donne incinte e un ferito. I migranti, partiti dalla Libia l’11 luglio sono stati tratti in salvo erano stati recuperati dalla Sarost il 16 luglio.

I migranti della Sarost5 tenuti in mare davanti a Zarzis

Per cinque giorni i migranti erano rimasti senza acqua né cibo a bordo di un peschereccio in avaria. Una volta a bordo della Sarost5 (che batte bandiera tunisina) l’imbarcazione ha fatto rotta verso la Tunisia. Il governo tunisino però non ha mai dato l’autorizzazione allo sbarco. Altrettanto hanno fatto l’Italia e Malta che hanno continuato a tenere i porti chiusi. In Tunisia però il problema è anche che il paese pur avendo sottoscritto la Convenzione di Ginevra che riconosce lo status di rifugiato, non ha ancora adottato una legge nazionale sull’asilo. Per questo motivo la Tunisia non è considerata un porto sicuro (o place of safety) per i richiedenti asilo. Il governo tunisino del resto non vuole accogliere i migranti perché teme che così facendo si creerebbe un precedente “pericoloso” che potrebbe spingere gli europei a mandare i migranti in Tunisia.

Inoltre il salvataggio è avvenuto all’interno della zona SAR di competenza di Malta. Che però non ha voluto saperne. Da giorni la nave per i rifornimenti di proprietà della società del gas Misrak, è ferma nei pressi del porto di Zarzis in attesa che qualcuno decida la sorte dei quaranta migranti a bordo. “Ci troviamo di fronte a un grande problema. I migranti sono stati recuperati nella Sar maltese e fino a ora non è stata concessa loro l’autorizzazione di entrare nel porto tunisino di Zarzis. Sono esausti, è necessaria una soluzione immediata”, ha denunciato Monji Slim, della Mezzaluna rossa, in una intervista all’agenzia di stampa “Dpa”. La scorsa settimana fonti militari tunisine avevano spiegato all’agenzia tedesca che la nave era a carico di Malta, mentre le autorità maltesi sostengono che i porti più vicini sono in Tunisia.

Perché la Sarost5 è ferma davanti alle coste della Tunisia

Tunisia e Malta in fondo si stanno comportando proprio come l’Italia. Anche quando nelle scorse settimane i salvataggi sono avvenuti in acque SAR italiane i ministri Salvini e Toninelli hanno deciso di tenere i porti chiusi lasciando i migranti a bordo delle imbarcazioni di soccorso. La linea della fermezza di Salvini è stata subito adottata anche dagli altri stati che si affacciano sul Mediterraneo centrale. A farne le spese solo coloro che tentavano la traversata.

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Inizialmente l’equipaggio della Sarost aveva ricevuto indicazioni dalle autorità tunisine di fare rotta sul port di Sfax. Ma il permesso è poi stato ritirato. Nel frattempo l’equipaggio e i migranti stanno per finire le scorte di viveri. Al momento, fa sapere Infomigrants le razioni alimentari si limitano ad un pezzo di pane e a un uovo sodo al giorno. L’approvvigionamento di viveri (inizialmente la Sarost aveva solo 24 ore di autonomia) è stato possibile grazie alla nave Caroline III che ha portato a bordo pane e acqua. Il 17 la Croce Rossa tunisina è andata a bordo per esaminare le condizioni di salute dei migranti.

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Fonte: Twitter.com

Alcuni di loro – riferisce Radio Radicale – chiedono di avere delle garanzie rispetto alla protezione internazionale e di non essere rimpatriati per ragioni politiche. La vicenda dei migranti della Sarost si va quindi ad inserire in quella della gestione dei flussi migratori. Proprio oggi il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi ha annunciato che l’UE ha accolto le richieste italiane rispetto alla modifica delle regole operative della missione militare europea Sophia. Contestualmente il ministro ha dichiarato che “l’Italia garantirà l’approdo nei propri porti di tutte le persone salvate” mentre la Commissione Europea ha avanzato la proposta di creazione di “centri controllati” su base volontaria per l’esame delle richieste d’asilo.

Leggi sull’argomento: Cosa ha capito Salvini della proposta della UE sui “centri controllati”