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Open Arms, Salvini rischia un altro processo per sequestro di persona

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“Mi è arrivata un’altra richiesta di processo perché ad agosto ho bloccato lo sbarco di clandestini dalla nave di una Ong spagnola. Ormai le provano tutte per fermare me e impaurire voi: vi prometto che non mollo e non mollerò, mai”. Matteo Salvini su Facebook fa sapere che è di nuovo nei guai, stavolta per la sceneggiata di fine agosto sulla nave della ONG poi sequestrata dalla procura di Agrigento che ha fatto sbarcare tutti. All’epoca si indagava per omissione e per abuso d’atti d’ufficio. Poi si parlò anche di sequestro di persona.

Salvini rischia un altro processo per Open Arms

La decisione sullo sbarco venne presa all’epoca al termine di un vertice che si era svolto alla Capitaneria di Porto di Lampedusa tra il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio, che nel pomeriggio aveva fatto una ispezione sulla nave con uno staff di medici, e i vertici della Capitaneria. All’epoca in molti si erano gettati in mare ed erano stati poi caricati a bordo della Guardia Costiera e portati a riva.

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Il gip di Agrigento Stefano Zammuto nel provvedimento di convalida di sequestro della nave Open Arms aveva scrittoscritto: ”Sussiste il fumus del reato di sequestro di persona da parte dei pubblici ufficiali in corso di identificazione sulla base del fatto che il Tar aveva sospeso il divieto di ingresso in acque territoriali e i migranti sono, quindi, stati trattenuti indebitamente dal 14 agosto“. Per il gip “è stato omesso il preciso obbligo di individuare un porto sicuro spettante all’Italia in quanto primo porto di approdo in base al trattato di Dublino”. E il giudice aveva anche disposto la restituzione della nave alla Ong spagnola ravvisando che “non sussistono, dopo l’evacuazione e il soccorso dei migranti, esigenze probatorie anche in considerazione del fatto che non si ascrive all’organizzazione e all’equipaggio alcuna responsabilità”, convalidando il sequestro. Il provvedimento era stato disposto il 20 agosto dal procuratore capo Luigi Patronaggio e dall’aggiunto Salvatore Vella nell’ambito del filone di inchiesta che ipotizzava, per il momento a carico di ignoti, il reato di rifiuto di atti di ufficio in relazione alla mancata evacuazione della nave della Ong spagnola che aveva salvato, in acque libiche, due gruppi di migranti.

Perché il tribunale chiede il processo per Salvini su Open Arms

L’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini, nell’agosto 2019, ha “ignorato l’emergenza sanitaria” sulla nave Open Arms con a bordo i naufraghi che erano stato soccorsi dalla ong spagnola , secondo quanto scrive il Tribunale dei ministri di Palermo nella richiesta di autorizzazione a procedere per il leader della Lega. Ad agosto era stato il Procuratore capo di Agrigento Luigi Patronaggio a salire su un elicottero per raggiungere Lampedusa e verificare di persona la situazione sull’imbarcazione, ferma a poco meno di un chilometro dalle coste dell’isola. Con una ordinanza il procuratore di Agrigento aveva poi consentito lo sbarco dei migranti a bordo. Qualcuno si era anche gettato dalla nave. Già in quella ordinanza Patronaggio aveva parlato di un atteggiamento “volutamente omissivo a danno dei migranti”. 

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In particolare, si leggeva nelle 11 pagine del documento, ciò consiste ”nell’indebito rifiuto da parte del pubblico ufficiale o dell’incaricato di un pubblico servizio, di un atto, indifferibile e doveroso, motivato da ragioni, tra le altre, di igiene e sanità”. Da lì a poco l’iscrizione nel registro degli indagati di Salvini. Patronaggio era salito a bordo accompagnato da alcuni agenti della polizia giudiziaria e da due medici specializzati. “Devo riportare la calma e fare in modo che nessuno si faccia male, l’impegno e l’attenzione sono massimi per l’incolumità delle persone”, aveva spiegato il magistrato. L’ispezione era durata un’ora. Poco dopo era arrivato il sequestro, depositato al termine di un colloquio con i vertici dell’equipaggio di Open Arms nei locali della Guardia costiera. Un provvedimento stabilito “al fine di garantire la salute, anche psicologica dei migranti rimasti a bordo”.

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