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Salvini indagato per diffamazione di Carola Rackete

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L’ex ministro dell’interno Matteo Salvini è indagato per diffamazione dopo la denuncia presentata a luglio da Carola Rackete comandante della Sea Watch3. Nelle scorse settimane, in base a quanto si apprende, la Procura di Roma ha proceduto all’iscrizione e ha inviato gli atti a Milano, dove Salvini ha la sua residenza, per competenza territoriale.

Salvini indagato per diffamazione di Carola Rackete

L’indagine è affidata al pm Giancarla Serafini. Non è ancora stato deciso se ascoltare a verbale l’ex ministro, anche se nei fascicoli per diffamazione solitamente non è necessario sentire il querelato in indagini. Serviranno i tempi tecnici per valutare gli atti. L’avvocato Alessandro Gamberini aveva annunciato nel luglio scorso la querela e anche chiesto il sequestro dei profili Facebook e Twitter dell’ormai ex ministro dell’Interno. Nella querela, in cui tra l’altro si chiedeva il sequestro degli account social dell’ex ministro, erano riportati alcuni post di Salvini dopo le polemiche seguite allo sbarco dei migranti nel porto di Lampedusa e diversi commenti da parte di utenti contro Rackete. Nella querela si ipotizzava anche il reato di istigazione a delinquere. Salvini aveva risposto così su Facebook: “La comunista tedesca, quella che ha speronato la motovedetta della Guardia di Finanza, ha chiesto alla Procura di chiudere le mie pagine Facebook e Twitter. Non c’è limite al ridicolo. Quindi posso usare solo Instagram??? 🤣”

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Nella querela Carola cita le espressioni offensive dell’allora ministro: “sbruffoncella”, “fuorilegge”, “delinquente”, autrice di un atto “criminale”, responsabile di un tentato omicidio in quanto “avrei provato a ammazzare cinque militari italiani”, “complice dei trafficanti di esseri umani” e altre ancora. Interventi che sono, si legge nella denuncia, “un puro strumento propagandistico e istigatorio di un ‘discorso dell’odio’, che travolge ogni richiamo alla funzione istituzionale”. Affermazioni che “non solo hanno leso gravemente il mio onore e la mia reputazione, ma mettono a rischio la mia incolumità, finendo per istigare il pubblico dei suoi lettori a commettere ulteriori reati nei miei confronti”. Tra i tweet di Salvini c’era anche questa perla, in cui Salvini sosteneva che Rackete avesse detto di volersene fregare delle leggi italiane e accusato “il governo di Berlino”.

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La Rackete aveva definito come “assolutamente corretta” la propria decisione di violare il blocco del porto di Lampedusa. Era fondata, ha detto alla Zdf, “sui rapporti dei medici di bordo riguardo lo stato di salute dei migranti e su quanto riferito dai membri dell’equipaggio, a contatto costante con loro”. Sulla nave, ha proseguito, la situazione era “tanto deteriorata da non poter più garantire la sicurezza delle persone a bordo” e rendere necessario l’ingresso nel porto di Lampedusa. In ogni caso, conclude, “salvare vite umane è molto più importante di subire un procedimento penale”.

 

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