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Roma, i luoghi dello spaccio (a telecamere spente)

Ci sono spacciatori stanziali che rimangono in città e pattugliano i soliti luoghi per molto tempo e poi ci sono quelli mordi-e-fuggi. Tutti aiutati dalla videosorveglianza inefficiente

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A Roma lo spaccio di stupefacenti è a cielo aperto. Via dell’Archeologia, a Tor Bella Monaca, è la più simile a una vera e propria “piazza”, dove si spaccia anche all’interno dei palazzi popolari, edifici che a volte contano fino a 32 ingressi quasi impossibili da controllare. Per il resto, racconta oggi un reportage di Antonio Massari sul Fatto, Roma è infestata da “zone di spaccio”, “vie dello spaccio” e soprattutto pusher itineranti.

Roma, i luoghi dello spaccio (a telecamere spente)

Ci sono spacciatori stanziali che rimangono in città e pattugliano i soliti luoghi per molto tempo e poi ci sono quelli mordi-e-fuggi, che magari arrivano da fuori nella Capitale con il loro carico di roba da smerciare e se ne vanno non appena hanno finito il carico, per poi magari tornare successivamente. L’identikit dei primi corrisponde agli uomini indiziati per lo stupro e l’omicidio di Desirée Mariottini, ma loro utilizzano una tecnica diversa da quella usata a Scampia:

Camminano. Si spostano in continuazione. Portano i loro clienti sugli autobus. Ed è ovviamente una tecnica per evitare controlli. Esattamente l’antitesi della piazza di spaccio che protegge spacciatori e consumatori con lasua organizzazione militare. Ma questo non significa che sia difficile sapere dove andare per acquistare qualsiasi dose. Anzi.

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C’è innanzitutto un triangolo al centro di Roma. Un lato parte dalla stazione di Roma Termini e punta a sud di Roma, verso via Giolitti, Porta Maggiore, per poi unire idealmente i rioni San Lorenzo e Pigneto. Da un lato i “ballatoi” della zona Termini, una vera e propria “strada dello spaccio”, dall’altro i pusher della movida, tra via Tiburtina e via Prenestina, tra i locali di San Lorenzo e Pigneto, affollati di studenti e pub. Il Pigneto ha perso un po’della sua potenza stupefacente, dopo i numerosi interventi delle forze dell’ordine, ma in piazza del Pigneto il fenomeno è stato senza dubbio ridimensionato, non certo sradicato.

Più ci si avvicina alle periferie, e più – come è ovvio – la situazione peggiora, come a Torre Angela e Tor Bella Monaca. Casi a parte Ostia e San Basilio: qui la criminalità è più organizzata ed è prevalentemente italiana.

Roma a occhi chiusi

Nel loro business gli spacciatori sono oggettivamente aiutati da una questione puramente tecnica: qualcosa non funziona nel grande sistema di videosorveglianza rinnovato per il Giubileo della Misericordia del 2015. Vuoi per la mancata cura del verde che oscura gli occhi elettronici e le comunicazioni radio tra un dispositivo e l’altro, vuoi per l’obsolescenza che negli anni ha investito parte degli impianti più vecchi, più di un terzo delle sentinelle automatizzate del Campidoglio è fuori uso. Anche perché ogni tanto il Comune dimentica addirittura di partecipare alle gare.

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E così, racconta oggi Repubblica Roma, la città ha gli occhi chiusi e non vede lo spaccio, e se non vede non può intervenire nemmeno successivamente anche quando sarebbe necessario per le indagini. . Quattro telecamere sulle 14 complessivamente installate nel quartiere in cui è stata uccisa Desirée, la 16enne di Cisterna di Latina violentata e poi lasciata morire in un palazzo abbandonato di via dei Lucani. «Siamo messi così anche in alcune delle strade del Pigneto. In alcuni casi il problema è il ponte radio tra le videocamere, coperto dagli alberi», commentano gli addetti della Sala. Un’altra area che, come si legge nelle missive scambiate negli ultimi mesi tra i diversi dipartimenti capitolini coinvolti nella gestione della Sala, è «considerata sensibile per ciò che concerne l’ordine pubblico».

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