Economia

Per rinunciare al reddito di cittadinanza si paga

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Si paga per rinunciare al reddito di cittadinanza. Chi disdirà il sussidio dovrà restituire in blocco quanto percepito con la card, secondo i Caf citati dal Messaggero oggi in un articolo a firma di Luca Cifoni.

La fuga riguarda una platea potenziale che può arrivare a 130mila persone. Sull’entità degli importi da ridare indietro e le relative modalità dovrebbe fare maggiore chiarezza una circolare dell’Inps in arrivo nei prossimi giorni, in cui verranno affrontati anche altri aspetti ancora poco limpidi, a incominciare dai tempi che saranno necessari per elaborare le rinunce.

Le domande di disdetta dovranno espletare una serie di passaggi che richiederanno settimane, se non mesi, prima che le card vengano bloccate. A quanto emerso finora, le mensilità già incassate andranno restituite in un’unica soluzione, proprio come avvenuto in passato quando è stato chiesto a una parte dei beneficiari degli 80 euro di Matteo Renzi di restituire il bonus per mancanza di requisiti.

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Il reddito di cittadinanza, le richieste (Il Messaggero, 4 maggio 2019)

Per permettere ai beneficiari delusi di rinunciare al reddito di cittadinanza è necessario aprire un nuovo canale telematico attraverso cui far passare le richieste dei pentiti. Dopodiché le domande andranno trasmesse all’Inps, a cui spetterà elaborare i rifiuti e rendere operativo lo stop. Oggi a voler fare un passo indietro sono soprattutto i cittadini che hanno ricevuto somme al di sotto dei 100 euro e che non sono più disposti a sobbarcarsi gli obblighi lavorativi che la misura contempla: entro luglio oltre 300mila beneficiari dovranno siglare un patto per il lavoro, stima l’Ufficio parlamentare di bilancio.

Ma a giudicare delle posizioni accumulate finora dai Caf sparsi in tutta Italia anche chi ha ottenuto somme inferiori a 300 euro si starebbe interrogando sul da farsi. I bassi importi erogati a molti rendono infatti il sussidio poco competitivo rispetto al lavoro nero. E visto che per i furbetti sono previsti fino a sei anni di carcere, a quanto pare c’è chi preferisce liberarsi da questo vincolo per tornare alla vita di prima senza correre particolari rischi.

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