Economia

Quota 100 taglia del 25% le pratiche per le pensioni normali

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Quota 100 taglia del 25% le pratiche per le pensioni normali. L’Inps ha messo in coda le pratiche ordinarie di pensione — diminuite di un quarto da un anno all’altro — per accelerare su quota 100. E per questo — grazie a uno sforzo titanico dei suoi dipendenti costretti a straordinari anche nei fine settimana — si prefigge ora di assicurare l’assegno così caro alla Lega a 50 mila quotisti entro i primi di maggio (per evidenti ragioni elettorali, visto che per le Europee si vota il 24). Al punto da autorizzare tre finestre di erogazione nel mese di aprile: 1, 8 e in un’altra data dopo il 20. Un fatto senza precedenti. Lo scrive oggi Repubblica in un articolo a firma di Valentina Conte:

Quota 100, la possibilità di anticipare l’uscita dal lavoro con almeno 62 anni e 38 di contributi, si conferma dunque un imbuto per tutte le altre domande, come raccontano le storie di tanti aspiranti pensionati. A confermarlo, nonostante l’Inps neghi, non sono però solo le “via crucis” di molti, senza più stipendio e neanche pensione anche da 14 mesi, contro accettazioni sprint in due ore e mezzo o una manciata di giorni per i quotisti. Lo dimostra ora un documento interno che Repubblica è in grado di raccontare. E che smentisce quanto l’Istituto — l’ultima volta con il comunicato del 10 aprile — afferma.

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Quota 100 e le pensioni normali (La Repubblica, 15 aprile 2019)

L’Inps nega in modo categorico: «L’impegno profuso dall’Istituto ha consentito di liquidare oltre la metà delle pensioni quota 100 aventi decorrenza 1 aprile, senza che ciò abbia comportato un allungamento dei tempi di pagamento delle altre tipologie di pensione, con un volume di nuove pensioni liquidate sensibilmente migliorato nel primo trimestre 2019 rispetto al 2018».

Invece — si è visto —, le pensioni “normali” calano di un quarto. E non basta affermare che il 72% delle domande pervenute sia stato soddisfatto. Perché conta pure la variazione delle richieste accettate da un anno a un altro. Variazione che, in questo caso, l’Inps calcola solo sul totale (+13,62%, come si vede dalla tabella) e non sugli addendi (le pensioni “normali”). Operazione che così avrebbe finito per segnalare rispettivamente -22% e -25,5%.

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