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I positivi che violano la zona rossa in Campania e arrivano nel Lazio

Gli spostamenti per ragioni di saluti permessi dal DPCM giustificano il fenomeno? C’è chi ne approfitta, racconta Giorgio Casati, il direttore generale dell’Asl di Latina: «c’è chi arriva qui anche solo con un mal di pancia o con un po’ di tosse, molti non hanno nemmeno il Covid»

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Tra la Campania e Formia la distanza è breve, appena 20 chilometri. Il Messaggero racconta che la Questura di Latina ha raccolto già 27 nominativi di cittadini campani che, nonostante la positività al Coronavirus e la zona rossa, hanno sconfinato e sono venuti a curarsi nel Lazio: secondo i sanitari lunedì all’ospedale di Formia il 30% degli accessi al reparto di emergenza era di cittadini fuori regione. Molti degli spostamenti sono avvenuti quando la Campania era ancora zona gialla. Ma anche ora che la regione ha cambiato colore le cose non sono affatto cambiate:

Dopo un’iniziale battuta d’arresto, il flusso è ripreso, con numeri più alti di prima. Ecco perché i distretti delle Asl laziali hanno cominciato a spedire le segnalazioni in Questura, allegando nomi e cognomi dei pazienti arrivati negli ospedali da fuori regione.  «L’effetto “zona rossa” è durato poco», racconta Giorgio Casati, il direttore generale dell’Asl di Latina, il primo a lanciare l’allarme su questo anomalo pendolarismo sanitario. Pendolarismo pericoloso, perché rischia di saturare un sistema sanitario, quello del Lazio, che ancora tiene, moltiplicando i posti letto ogni settimana. Ma è uno sforzo zavorrato dalle fughe dalla Campania che non si arrestano. «Il 13 e 14 novembre – riprende Casati – il numero di accessi da fuori regione era calato, anche perché la notizia di questi spostamenti anormali ha iniziato a circolare. Ma già dal 15 i dati sono tornati a crescere, soprattutto all’ospedale di Formia».

Gli spostamenti per ragioni di saluti permessi dal DPCM giustificano il fenomeno? C’è chi ne approfitta, racconta Giorgio Casati, il direttore generale dell’Asl di Latina. Per scansare gli ospedali di Napoli o di Caserta e i fatti del Cardarelli hanno moltiplicato la diffidenza – «c’è chi arriva qui anche solo con un mal di pancia o con un po’ di tosse, molti non hanno nemmeno il Covid», conclude Casati. Difatti nove volte su dieci i pazienti vengono rimandati a casa, senza un ricovero.

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