Economia

Il piano da 50 miliardi contro il Coronavirus ad aprile

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Un piano da 50 miliardi contro il Coronavirus SARS-COV-2 e COVID-19 che andrà varato ai primi di aprile. Un pacchetto di misure, spiega oggi Claudio Tito su Repubblica, da varare prima o al massimo in contemporanea al DEF (il Documento di Economia e Finanza). E che si avvicini ai 50 miliardi di euro. Tutti finanziati ricorrendo al debito. Dopo l’emergenza sanitaria, che resta ovviamente prioritaria, il governo sta iniziando a fare i conti con quella economica. Perché le previsioni per il 2020, anche di istituti pubblici, sono drammatiche.

Il piano da 50 miliardi contro il Coronavirus ad aprile

E allora eccolo, il bazooka di Giuseppe Conte. Con il decreto Cura Italia «abbiamo prestato una prima attenzione alla categoria dei lavoratori autonomi e atipici, liquidità, protezione sociale, sostegno al reddito di famiglie e lavoratori. Con il nuovo intervento confidiamo di attuare un piano altrettanto significativo», ha promesso ieri il presidente del Consiglio alla Camera, assicurando «stanziamenti significativi di non minore importo rispetto ai 25 miliardi già stanziati». «Tuteleremo gli interessi strategici. I più preziosi asset del Paese vanno protetti con ogni mezzo», il governo lo farà «attraverso il provvedimento che stiamo predisponendo». Intanto Gualtieri & Co. progettano il provvedimento:

Ieri si è svolta la prima riunione al Tesoro per mettere a punto le contromisure. Ma già nei giorni scorsi, Palazzo Chigi e Mef hanno cominciato a studiare le varie ipotesi. E alcune linee di indirizzo sono state assunte. La speranza è di arrivare ad un pacchetto da 50 miliardi. «Di certo – dicono alla presidenza del consiglio – sarà superiore a quello già stanziato nel cosiddetto decreto CuraItalia». Il ministero dell’Economia sta elaborando la relazione con cui si chiederà di approvare lo scostamento rispetto al saldo strutturale. Del resto, stavolta tutto viene fatto in deficit (difficilmente il rapporto deficit/Pil scenderà sotto il 5%). E le Camere devono dare il loro sì con un maggioranza qualificata, quella assoluta. E appunto si approfitterà della sospensione del Patto di Stabilità in Europa. Quasi tutte le disposizioni avranno carattere transitorio, fino al prossimo 31 dicembre. Perché al momento il Patto è stato congelato per il 2020.

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Coronavirus: i piani degli altri paesi (La Repubblica, 26 marzo 2020)

Per prima cosa si estenderà il rinvio del pagamento di tasse e contributi. Poi si amplierà la rete di protezione nei confronti di lavoratori e imprese. La Cig sarà finanziata almeno per altri sei mesi, oltre ai due già stabiliti. Oltre al rafforzamento dell’assegno di disoccupazione per i lavoratori a tempo determinato. Verranno confermate le misure per assicurare liquidità e solvibilità alle imprese. Verrà coinvolta Cassa Depositi e Prestiti, in particolare per le grandi aziende.

Poi c’è la seconda direttrice. Quella che viene definita “sviluppista”. Il tentativo di frenare la decrescita iniettando denaro nel circuito produttivo. La prima misura sarà regolamentare. Riguarda il Codice Appalti. Allo studio è la sua sospensione per 6-12 mesi. Il tentativo è quello di velocizzare l’assegnazione di tutti gli appalti pubblici. Il volano della ripresa in Italia sono stati storicamente i lavori pubblici. L’idea è di provare a velocizzare l’utilizzo degli investimenti di Stato con i fondi già stanziati e con quelli nuovi.

In questo ambito una parte delle risorse sarà destinata a mettere in sicurezza il Paese rispetto ad eventuali crisi dello stesso tipo. Quindi investimenti su Sanità e digitalizzazione. La prospettiva è quella di preparare le infrastrutture nel caso in cui si dovesse rendere necessario affrontare una nuova emergenza sanitaria e il conseguente ricorso ad un diffuso smart working, a cominciare dalla scuola. Nella stessa ottica è in corso di valutazione la possibilità di estendere il cosiddetto bonus assunzioni anche agli over 35. La speranza governativa è di rendere più agevole la programmazione anche alle aziende che non stanno vivendo un periodo di crisi e quelle che, agli occhi dello Stato, potrebbero cambiare il loro status. Alcuni beni, ad esempio, si sono improvvisamente trasformati in beni pubblici essenziali. A cominciare da chi produce mascherine. Mentre sicuramente verrà ampliata la detassazione per gli investimenti già prevista per le imprese.

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