Economia

Perché tagliare le tasse senza investire non può funzionare

matteo renzi ruspa

Marco Ruffolo su Repubblica oggi spiega a Matteo Renzi perché tagliare le tasse in deficit, come immaginato dal segretario del Partito Democratico nel suo libro “Avanti!”, può portare a effetti inaspettati. La proposta di legislatura dell’ex premier è quella di lasciare il deficit salire al 2,9% per almeno cinque anni consecutivi: così facendo, ogni anno potremmo mettere da parte un tesoro di circa 30 miliardi da destinare alla crescita. Ovvero, per ridurre le tasse. Ma c’è un però:

Gli economisti di scuola keynesiana indicano negli investimenti pubblici, quando la domanda è scarsa, uno strumento di gran lunga più efficace dello sconto fiscale. Il loro effetto sul Pil sarebbe doppio o addirittura triplo, grazie a un circolo virtuoso fatto di nuovi redditi, nuovi consumi e nuovi investimenti privati. In genere – dicono – 100 euro di detassazione possono generare al massimo 80 euro di Pil, mentre gli stessi 100 euro investiti arriverebbero a creare 200-300 euro.
Se fosse così, i 30 miliardi annui di tasse in meno proposti da Renzi produrrebbero ogni anno circa 24 miliardi di ricchezza in più nel paese, con un aumento del Pil di quasi un punto e mezzo. Molto meno di quanto, almeno sulla carta, potrebbero produrre nel caso fossero investiti. In queste condizioni, non ci sarebbero dubbi su quale strumento preferire. Anche perché, almeno in teoria, lo stesso rapporto debito-Pil sarebbe destinato a scendere grazie alla crescita.

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Il rapporto deficit/PIL dell’Italia (La Repubblica, 11 luglio 2017)

Il punto è che gli agenti economici hanno una razionalità: se i consumatori e gli investitori privati – dicono alcuni economisti – si convincono che lo Stato sarà costretto prima o poi a tassarli per contenere un debito in continua salita, allora saranno restii a consumare e a investire.

Insomma, sia che quei 30 miliardi finiscano tutti in sgravi fiscali, sia che vengano investiti in infrastrutture, la condizione perché producano crescita vera nel paese è che lo Stato dia prova di saper ridurre il suo debito. Che non pensi che basti la speranza di un aumento del Pil a ridurre come d’incanto quel peso abnorme. Con un deficit a ridosso del 3% e con gli attuali interessi da pagare, difficilmente quel debito potrebbe scendere.

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