Economia

Perché la Cassa Integrazione è in ritardo (e quando arriva) secondo Tridico

«Solo il mese successivo le aziende dicono quanto ne usufruiranno: soltanto il mese successivo ci dicono quante ore vogliono pagate e l’INPS può pagare. Non è in ritardo, è una procedura»

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Pasquale Tridico dell’INPS a DiMartedì ha sostenuto che la cassa integrazione non è in ritardo ma si tratta di una procedura. Il professore voluto dal MoVimento 5 Stelle alla guida dell’ente ha cominciato il suo intervento parlando dei 600 euro per le partite IVA sostenendo che nel giro di due settimane è stato pagato a 4 milioni di persone. Poi è passato alla CIG: “Si tratta di uno strumento importante che alcuni paesi stanno costruendo in questi giorni. Nasce negli anni Settanta e si esaurisce dopo 45 giorni o due mesi di tempo. Solo il mese successivo le aziende dicono quanto ne usufruiranno: soltanto il mese successivo ci dicono quante ore vogliono pagate e l’INPS può pagare. Non è in ritardo, è una procedura”. E ancora: “Il pagamento diretto avviene dopo due mesi”.

quanto ci perdono i dipendenti con la cassa integrazione
Quanto ci perdono i dipendenti con la cassa integrazione (fonte: Fondazione Studi Consulenti del Lavoro)

Nel decreto Rilancio viene finanziata per altre 9 settimane la cassa integrazione in deroga, utilizzabile fino al 31 agosto 2020. La procedura è ora semplificata: eliminata l’istruttoria regionale, l’assegno va chiesto direttamente all’Inps che dovrà erogare un anticipo del 40% entro 15 giorni dall’arrivo della domanda. Nel decreto ci sono 17,5 miliardi per dodici interventi per il mese di maggio su tutti i redditi colpiti dall’epidemia: dai braccianti, ai cococo, agli stagionali, agli artigiani e commercianti, ai professionisti, alle imprese (per queste ultime previsto un ristoro in quota delle perdite, contributi sugli affitti e sulle bollette elettriche). Il Fatto annuncia oggi che il testo, approvato in consiglio dei ministri una settimana fa, è stato finalmente bollinato dalla Ragioneria dello Stato, organo del ministero dell’Economia.

È nel palazzone di via XX settembre a Roma, infatti, che il decreto era disperso da una settimana, da quando cioè –era il 13 maggio –fu approvato dal Consiglio dei ministri con tanto di conferenza stampa e annuncio di misure che poi non sono mai arrivate. In pochi minuti, dopo la bollinatura, arriva anche la notizia che il testo – evidentemente già analizzato in precedenza-è stato firmato dal capo dello Stato e s’appresta a finire in Gazzetta Ufficiale. Finisce un percorso durato sette giorni parecchio accidentati anche nelle ultime ore: ancora attorno alle cinque del pomeriggio di ieri l’ultima correzione ha comportato l’eliminazione di un’intera norma riguardante la cassa integrazione e che conteneva un errore non sanabile.

cassa integrazione cig in deroga
La cassa integrazione e la CIG in deroga (Il Messaggero, 10 maggio 2020)

Al di là della figura non proprio impeccabile nella gestione di un decreto atteso da aprile, resta il fatto che questo modello di legiferare per un governo – e specie nel caso di un decreto che è immediatamente operativo –è largamente illegittimo secondo le norme che regolano il funzionamento dell’esecutivo stesso: i ministri devono votare un testo di legge specifico, assumendosene la responsabilità politica, non delle pie intenzioni che poi saranno realizzate, o forse no, dai tecnici del Tesoro senza controllo.

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