Economia

Pensione di vecchiaia: nel 2019 a 67 anni

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L’età minima per la pensione di vecchiaia dovrebbe aumentare «dai 66 anni e 7 mesi, in vigore per tutte le categorie di lavoratori dal 2018, a 67 anni a partire dal 2019». Poi ogni due anni, si passerebbe «a 67 anni e 3 mesi dal 2021. Per i successivi aggiornamenti, a partire dal 2023, si prevede un incremento di due mesi ogni volta. Con la conseguenza che l’età pensionabile salirebbe a 68 anni e 1 mese dal 2031, a 68 anni e 11 mesi dal 2041 e a 69 anni e 9 mesi dal 2051». Lo ha spiegato il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva in un’audizione alla commissione Affari costituzionali della Camera i cui contenuti vengono oggi riepilogati in questa infografica pubblicata dal Corriere della Sera.

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Come cambia l’età della pensione di vecchiaia (Corriere della Sera, 6 luglio 2017)

Il quotidiano spiega che il prossimo scatto, quello a 67 anni appunto, dovrebbe essere deciso con un decreto interministeriale (Lavoro, Economia) da emanarsi entro quest’anno (cioè 12 mesi prima che esso entri in vigore, il primo gennaio 2019).

Nel suo intervento, richiesto dalla commissione per valutare le proposte di legge costituzionale di Andrea Mazziotti (Civici e Innovatori) e di Ernesto Preziosi (Pd) sull’equità intergenerazionale dei trattamenti previdenziali, Alleva ha toccato anche altri temi importanti. «Nella futura dinamica demografica del Paese — ha detto — un contributo determinante sarà quello esercitato dai flussi migratori.
L’Istat stima «che, fino al 2065, immigrino complessivamente in Italia 14,4 milioni d’individui. Di contro, gli emigranti verso l’estero sono stimati in 6,7 milioni. Nonostante ciò, nel 2065 la popolazione residente ammonterebbe a 53,7 milioni, «conseguendo una perdita complessiva di 7 milioni rispetto al 2016» a causa del calo delle nascite.

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