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Pasquaretta: «Mi sono preso gli avvisi di garanzia per Appendino»

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«Mi sono preso gli avvisi di garanzia per lei»: eccola alla fine la frase di Luca Pasquaretta nelle intercettazioni che certifica il suo rancore e la sua richiesta di un nuovo lavoro dopo l’addio al Comune di Torino. Repubblica Torino oggi racconta la storia che ha portato all’indagine nei confronti di Pitbull, l’ex portavoce portato in un palmo di mano negli anni del suo mandato e scaricato solo quando le indagini sono diventate troppe: Pasquaretta si riferiva al Salone di Torino, dove è indagato per peculato:

«Ho perso la pazienza, e adesso succedono brutte cose», ripeteva all’amico e assessore Alberto Sacco che da super-testimone è già diventato possibile capro espiatorio per evitare che Chiara Appendino venga travolta dagli strascichi dell’inchiesta per estorsione che ha colpito il suo ex portavoce. Nel Movimento si pensa a un’exit strategy. E dall’assemblea di attivisti e consiglieri comunali, l’anima grillina a Palazzo civico, la vittima designata sembra già l’assessore al Commercio, Alberto Sacco.

Uno di quei professionisti che, stando alle parole di Valentina Sganga «hanno tradito il Movimento». Venerdì sera, durante la riunione degli attivisti, più voci si sono levate per sottolineare che «va tutelata l’immagine del M5s» e «bisogna trovare gli strumenti per evitare che altri Pasquaretta si avvicino a noi».

Sacco in questi giorni è stato sentito due volte dagli investigatori. Venerdì 1° febbraio, mentre i carabinieri perquisivano la casa di Pasquaretta, i pm Gianfranco Colace e Enrica Gabetta lo hanno chiamato per fargli delle domande:

Lui era su un treno per Milano e gli hanno chiesto di tornare appena possibile. Giovedì mattina lo hanno raggiunto la seconda volta, in assessorato, per chiedergli precisazioni sulle minacce e le recriminazioni che l’ex portavoce gli affidava in confidenza. Perché Appendino l’ha protetto? Sacco, in parte, ha dovuto confermare che il giornalista era molto arrabbiato e minacciava di far crollare tutto.

Le telefonate che gli hanno fatto leggere sono incontestabili, sono le sue con Pasquaretta. Ma alla domanda «perché il giornalista dice di aver preso gli avvisi di garanzia al suo posto?», Sacco ha difeso Appendino: non è vero quello che insinua il suo ex portavoce, la sindaca non sapeva della consulenza al Salone del libro che gli è costata l’accusa di peculato l’estate scorsa. Anche se l’assessore al Commercio è l’unico del “cerchio magico” che non è mai finito sotto inchiesta, è il tribunale politico che non lo salva. I grillini lo ritengono infatti colpevole di aver portato l’ex portavoce dentro il Movimento.

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