Economia

Partite IVA: flat tax al 15% anche per i redditi più alti

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La flat tax per le Partite IVA al 15%, nella formulazione del governo Lega-M5S, offre splendide opportunità di tassazione agevolata, a patto che si pazienti prima di essere pagati. Racconta oggi il Corriere che chi può preferisce rinviare gli incassi per restare nel 2018 sotto il tetto di fatturato dei 65 mila euro che fa scattare la tassa piatta del 15% sui redditi del prossimo anno.

Su tutti i redditi maturati, e non solo su quelli sotto i 65mila euro. Perché la flat tax, i più scaltri lo hanno capito subito, funziona proprio così. Si accede al regime sulla base del fatturato dell’anno prima. E non importa quanto si guadagnerà: anche 4milioni di euro verrebbero tassati al 15%.Anzi meno, perché c’è anche un cospicuo abbattimento forfettario dell’imponibile, così si finisce per pagare, effettivamente, anche solo l’11,7 per cento sul reddito realizzato. E i benefici, sforando il tetto, si perdono solo nell’anno successivo.

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Manovra e Partite IVA (Corriere della Sera, 30 dicembre 2018)

La norma contenuta nel decreto fiscale che accompagna la manovra, prevede che chi supera i 65mila euro di fatturato, l’anno dopo debba uscire dal regime forfettario del 15%. Se le fatture emesse superano i 65mila, ma non i 100 mila euro, rientrerà nella flat tax al 20%, che a differenza di quella al 15% è su base analitica, e non forfettaria, e partirà dal 2020. Se vanno oltre quella cifra si ricadrà, invece, nel regime ordinario delle partite Iva, i cui redditi confluiscono poi nell’Irpef dei titolari, tassati all’aliquota marginale. Ma non si dovrà restituire nulla o versare imposte integrative. A differenza di quanto avviene per vari altri regimi fiscali, dove il venir meno dei requisiti di accesso nel corso dell’anno fa decadere le agevolazioni o i bonus.

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